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PrincipeKamar
Blog semi-serio di un Principe dalle Mille e Una Notte
 
 

Il mio profilo al 27/11/2005 data di nascita di questo blog:
Sono il Principe Kamar, figlio di re Shariman, erede al trono del Regno delle Isole Kalidan, attualmente in terra "straniera" (l'Italia), alla ricerca del mio grande amore la principessa Budur. Dopo lunghe avventure dalle Mille e una Notte, costernate di gioie e di dolori, dove il pericolo è sempre in agguato, riuscirò con l'aiuto dei Ginn e il provvidenziale aiuto della loro principessa Maimuna, a vivere come ogni fiaba si rispetti "e vissero felici e contenti"? Lo scopriremo insieme...
Seguite le mie avventure strampalate nel mio magico mondo, perché in fondo anch'io «Sono come il vento, non dirò mai che sono in procinto di partire perché, come il vento, non potrò mai dire: eccomi sto per arrivare». (Antonio Gades)

Il mio profilo oggi al 04/09/2009:
Per leggerlo clicca QUI.

I miei interessi
Amo la danza, l'arte e tutta la cultura in generale. Adoro ballare, leggere e sognare.
I sogni sono le uniche cose che mi sono rimaste e che mi mantegono ancora a galla in questa complicata e caotica vita moderna.

PER CONTATTARMI: principekamar[AT]gmail.com
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DIARI
21 novembre 2010
Son così se vi pare


È un periodaccio dove niente va come dovrebbe andare, dove mi scontro contro muri e dove le uscite di sicurezza nascondono solo dei baratri ancora più profondi. Sono costantemente in bilico su di un filo con la tentazione di mollare tutto, fare tabula rasa e ricominciare da zero: nuovo posto, nuovi amici, nuove esperienze, nuova vita.
Poi rinsavisco un po' e penso che non sempre si può fuggire perché prima o poi il passato ritorna e bisogna affrontarlo. Insomma, sono già "fuggito" una volta, credo uno dei periodi più felici degli ultimi tredici anni, dove nonostante qualche piccola bagarre, ero riuscito a raggiungere un mio equilibrio: dove se un giorno mi andava di cantare  o ballare in mezzo alla strada lo facevo senza pensieri; dove potevo trascorrere un'ora a guardare il cielo senza sentirmi in colpa per aver speso un'ora della mia vita disteso sull'erba a guardare le nuvole e a sognare; dove le mie infinite fisime paranoiche non erano altro che una mia caratteristica come gli occhi castani e nulla più; dove avevo fiducia in me, nelle mie capacità, nel mondo e dove progettare un futuro  per me sembrava la cosa più bella di questo mondo, perché accanto c'era la convinzione che questo futuro tanto desiderato fosse tangibile, quasi a portata di mano, che la mia felicità fosse proprio dietro l'angolo; che ogni giorno mi riservasse qualcosa di nuovo da scoprire di me, degli altri, del mondo e pazienza che non sempre fossero cose belle.
Pensavo di essere riuscito a vaccinarmi per il futuro, di essere così forte per ritornare e prendere di nuovo in mano le briglie della mia vita.
Invece, lentamente tutto è tornato come prima e forse pure peggio: ingarbugliato in una somma di scelte per lo più sbagliate che non trovo più mie.

In realtà non era questo il post che avrei voluto e dovuto scrivere, perché ce n'era un'altro che avrebbe dato sfogo alle mie ultime frustrazioni date da un progetto infranto e per l'ennesima volta probabilmente rimandato, dall'essere preso in giro, umiliato, sottovalutato... poi però come dopo una tempesta il mare si acquieta e così anch'io in predo alla tempesta o forse di più alla stanchezza, mi sono fermato e mi sono seduto perché in questo momento non so fare altro.
Ci ho provato senza alcun risultato degno, ma ci ho provato e questo mi rende l'amaro più dolce anche se non cambia niente.
Non mi sto lamentando e né mi sto giustificando, sto solo buttando nero su bianco i miei pensieri per dare loro la libertà che non mi sento di avere, eppure nessuno mi ha incatenato fisicamente. Le mie catene sono invisibili e più difficili da spezzare perché non riesco ad arrivare alle loro origini per spezzarle.

Si dice che ognuno è il padrone del proprio destino costruito mattoncino dopo mattoncino, probabilmente è così, anzi certamente è così. Be' io a quanto pare l'ho costruito a casaccio e ora me lo tengo così com'è, perché al peggio non c'è mai fine ma col tempo subentrerà qualcos'altro che in quel momento mi sembrerà peggiore di quelli precedenti, e così via.
È buffo come invece per i ricordi più belli ciò non avvenga, si vede che sono democratici per natura e amano stare sullo stesso piano.

Non sono pessimista ma neanche ottimista: sono realista. Proprio perché sono realista ho una dannata paura di non essere quello che ho sempre desiderato, mi viene automatico costruirmi muri di diamante da cui vedere il mondo ed essere visto filtrato, resistenti a tal punto da non essere scalfiti.
Non riesco a farmi coinvolgere più di tanto, ci provo, ma ogni volta scatta il freno automatico e l'istinto mi porta a correre il più lontano possibile. Chissà quante cose mi sono perso e mi sto perdendo!
Il mio problema è il tempo: ho bisogno di tempo e non ne ho mai a sufficienza. Sono lento, troppo lento per questa società così frenetica che mi costringe ad aumentare il ritmo con risultati disastrosi, portandomi ad essere un disadattato: sempre fuori luogo, fuori tempo, fuori modo, fuori.
Sto cercando di amarmi, di volermi bene, ma è un po' come pretendere di fare un'immersione nelle fosse delle Marianne con scarponcini da trekking e piccozza o come scalare l'Everest con pinne, fucile ed occhiali; ma si fa quel che si può.
Sono alla disperata ricerca di me stesso, di quello che voglio per il mio futuro.
Mi sento come un novello Indiana Jones che parte per una nuova avventura, solo che la mia bussola si è rotta e la mia cartina geografica è solo un immenso foglio bianco con un bel punto interrogativo in mezzo.
Cerco i pezzi del mio puzzle per ritrovare me stesso, la mia libertà, la mia forza che so di avere smarrito da qualche parte. Cerco di sconfiggere le mie paure che mi stritolano, cerco di andare avanti, cerco  di ricostruire ciò che ho costruito così maldestramente.
Ho bisogno di svegliarmi, di avere voglia di rimettermi ogni giorno in gioco, di avere la voglia di scoprire, di essere di nuovo curioso della vita, ma soprattutto di essere concreto nella buona e nella cattiva sorte, ho bisogno di me solo che mi secca ammetterlo.
Sono così se vi pare, altrimenti fa lo stesso.

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