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PrincipeKamar
Blog semi-serio di un Principe dalle Mille e Una Notte
 
 

Il mio profilo al 27/11/2005 data di nascita di questo blog:
Sono il Principe Kamar, figlio di re Shariman, erede al trono del Regno delle Isole Kalidan, attualmente in terra "straniera" (l'Italia), alla ricerca del mio grande amore la principessa Budur. Dopo lunghe avventure dalle Mille e una Notte, costernate di gioie e di dolori, dove il pericolo è sempre in agguato, riuscirò con l'aiuto dei Ginn e il provvidenziale aiuto della loro principessa Maimuna, a vivere come ogni fiaba si rispetti "e vissero felici e contenti"? Lo scopriremo insieme...
Seguite le mie avventure strampalate nel mio magico mondo, perché in fondo anch'io «Sono come il vento, non dirò mai che sono in procinto di partire perché, come il vento, non potrò mai dire: eccomi sto per arrivare». (Antonio Gades)

Il mio profilo oggi al 04/09/2009:
Per leggerlo clicca QUI.

I miei interessi
Amo la danza, l'arte e tutta la cultura in generale. Adoro ballare, leggere e sognare.
I sogni sono le uniche cose che mi sono rimaste e che mi mantegono ancora a galla in questa complicata e caotica vita moderna.

PER CONTATTARMI: principekamar[AT]gmail.com
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DIARI
2 giugno 2011
E son 65!

E quest'anno son ben 65 anni di Italia repubblicana nonché sono passati solo 65 anni da quando le donne italiane hanno esercitato per la prima volta il diritto di voto.
In genere sono più un europeista che un italiano convinto, ma dopo l'ultima tornata elettorale ho riacquistato un pizzico di fiducia in più sull'Italia e sugli italiani e poi un repetita iuvant sempre!
Quindi tanti auguri Italia!

Per il resto non riesco a  capacitarmi come ci siano giorni come ieri in cui ho fatto una marea di cose e non mi sono fermato un attimo, tanto che un paio d'ore in più mi avrebbero fatto comodo, sempre attivo e proattivo. Invece oggi niente, sono di una lentezza esasperante ed una inconcludenza assurda. Bah! Misteri della vita!
DIARI
1 giugno 2011
I think


«I think i'm afraid to be happy because whenever I get too happy, something bad always happens».

«Penso di aver paura di essere felice perché ogni qualvolta sono troppo felice, accade sempre qualcosa di brutto».

Charlie Brown

DIARI
31 maggio 2011
Mi incazzo quando:


  1. non vengo preso sul serio mentre sto facendo un Discorso serio;
  2. viene intaccata/messo in dubbio/si prende in giro la mia professionalità, la mia dignità e la sincerità dei miei sentimenti;
  3. la mia troppa disponibilità viene scambiata per coglionaggine;
  4. si abusa della mia fiducia, della mia pazienza e della mia disponibilità;
  5. estranei si sentono in diritto di fare progetti sulla mia vita al posto mio e senza il mio consenso;
  6. estranei si sentono in diritto di giudicare la mia vita e le mie scelte senza sapere assolutamente nulla di me;
  7. mi rifilano balle stratosferiche che non stanno né in cielo e né in terra;
  8. mi compatiscono e provano pietà di me;
  9. sento discorsi di aria fritta di pseudo-esperti su argomenti su cui sono molto ferrato;
  10. mi fissano/mi guardano e non pagano il biglietto;
  11. mi rifilano inviti di cortesia mentre lampeggia un cartellone luminoso con su scritto no, tu no;
  12. tocco l'ipocrisia con mano;
  13. c'è chi gioca sporco non rispettando le regole;
  14. lavoro e non mi pagano;
  15. non solo lavoro gratis ma non ricevo neanche un grazie;
  16. la gente mi mente spudoratamente senza ritegno e senza coerenza;
  17. rimando a domani e invece dovrei farlo oggi;
  18. faccio spallucce e invece ci sono rimasto malissimo;
  19. penso prima agli altri e poi a me stesso;
  20. commetto sempre gli stessi errori;
  21. le mie domande rimangono senza risposta;
  22. fingo che va tutto bene e non va bene un cazzo;
  23. i miei progetti vanno a puttane, pardon ad escort;
  24. mi amo troppo poco o per niente.
DIARI
28 maggio 2011
Questioni di trucco


Velina Mora: Sai perché sono truccata da questa mattina?
Principe Kamar: Perché speravi di incontrarlo e invece lui non si è fatto vivo?
Velina Mora: No, per non piangere. C'è qualcosa di più brutto di una bella ragazza col trucco sbavato dal pianto?
Principe Kamar: Hai ragione, così non piangi. Ma che risolvi? Tanto ci stai male lo stesso!
Istruttrice Figa: Non è peggio? Almeno se piangi ti sfoghi, anche se non cambierà niente.


Cara Velina Mora,
potrei farti trattati su trattati sugli amori infelici perché nel campo sono un'istituzione mondiale, per non dire un un vero esperto di fama mondiale.
Non sei l'unica che soffre per amore, né sei la prima e né sarai l'ultima. Un abbraccio non si nega a nessuno, ma sappi che mi irrita questo ritenerti la più infelice sulla faccia della terra, proprio perché c'è chi sta peggio di te e non lo dimostra nella vita reale perché non ha bisogno di essere compatito e allora su la maschera da cazzeggiatore in side mentre in realtà dentro sei talmente devastato che è già un miracolo il fatto di respirare autonomamente.
Non meravigliarti se a volte come ieri sera non riesco a mettere bene la maschera felice e capita anche a me di far trasparire le mie emozioni negative.
A un litigio c'è rimedio, ma a un amore non ricambiato né dio e né i miracoli possono farci qualcosa. Forse solo il tempo potrà lenire un po' il dolore che mi consuma lentamente, ma tu che puoi alza la cornetta e appiana le divergenze.



DIARI
17 maggio 2011
Non era così che...


Non era così che immaginavo il mio post-laurea: il senso di vuoto che mi assale, lo sconforto, quel dolore che mi opprime il petto e non va via, quell'onnipresente senso di smarrimento e di essere sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, di essere completamente sbagliato.
Sono deluso da tutto e da tutti, da me stesso in primis. Non mi riconosco più.
Ogni giorno che passa mi sforzo di pensare positivo e invece sento solo il rumore dei miei pezzi in frantumi. Non trovo altro che silenzi che pesano come macigni. Oppressione! Inadeguatezza!
Ho solo voglia di mollare tutto e andare via. Ho la tentazione di scappare per l'ennesima volta per sentirmi vivo, per non sentirmi la morte dentro e tutto questo dolore che si ispessisce fino a diventare la mia gabbia dorata e le mie catene. Niente va come vorrei nonostante tutti i miei sforzi.
So che cambiando prospettiva dovrei ritenermi fortunato perché in fondo sono ancora "giovane", in salute, con una famiglia che, nonostante il fiele che mi fa buttare ogni volta, mi vuole bene, con un "futuro" che mi aspetta, con delle qualità nascoste piuttosto bene ma ci sono (almeno credo), eccetera e eccetera; ma tutto ciò mi sembra una magra consolazione, anzi chiamiamo le cose con il proprio nome: mi sembra la concezione del perdente rassegnato sfigato di turno.
Ho la fortissima tentazione di partire per la Spagna nella prossima settimana e rimanerci per i prossimi  5 mesi in barba al fatto che conosco sì e no una ventina di parole di spagnolo. Ho la tentazione di cogliere la palla al balzo e fuggire via un'altra volta, ma con la consapevolezza, questa volta, che al rientro tutto ciò che mi ha spinto alla fuga continui a fare bella mostra di sé, ritrovandomi solo a posticipare di 5 mesi il disastro. È questo che mi frena: guadagnerei/perderei 5 mesi, ma poi? Ne vale la pena? Tutto tornerebbe esattamente come prima.
La tentazione è tanta,  il tempo per decidere è poco, non me ne frega un bel niente di quello che ne sarà di me ed è questo pensiero costante che mi rimbomba in testa che forse mi fa più paura del resto. Sono il mio peggior nemico, il mio omega.

DIARI
20 aprile 2011
Non ci sto più con la testa



Tempo fa la mia ex coinquilina (la mia zietta) che tendeva a dimenticarsi le cose un po' troppo in fretta, mi disse che la gestazione della sua tesi le avesse drasticamente ridotto le sue capacità mnemoniche; in poche parole aveva la memoria di un pesce rosso.
Ovviamente all'epoca non la presi sul serio, anzi era un difetto su cui mi divertivo a punzecchiarla parecchio, così come sulla sua paura dell'aereo che stoicamente continuava a prendere nonostante il terrore del decollo e dell'atterraggio.
Ecco, ora ciò mi si ritorce dietro, perché il mio cervello è proprio completamente in standby, roba che mi dimentico le cose neanche dopo 5 secondi che me le hanno dette.
Ieri sera ho finanche avuto difficoltà a ricordare e a spiegare la mia coreografia di step, roba che non mi è mai capitato in trent'anni di non riuscire a ricordare una coreografia di qualsiasi genere. A completare il quadro desolante la presenza di Striscia e di Dottoressa Asl, simpatiche come un dito in un occhio; per fortuna avevo dalla mia parte la Velina Bionda, la Velina Mora, la mia istruttrice preferita e mia sorella.
Possibile che il duro lavoro di tesi mi abbia così rimbambito?
Poi mi si è accesa la lampadina ed ho fatto due più due. Balle, non è la tesi che fa rimbambire ma il non saper gestire un amore che fa passare in secondo piano tutto il resto. In fondo,  lei stava chiudendo una lunga storia d'amore malato, ad un passo dall'esaurimento nervoso, problemi universitari e lavorativi, una fuga di sei mesi in Giappone, una lunga vacanza in ospedale a causa di una malattia sconosciuta, ecc.
Ed io? Semplicemente mi ritrovo impantanato in un'impasse amoroso, in prospettive lavorative che più nere non si può e in pratica sono andato in tilt e adios memoria.
Forse è un accumulo di stanchezza, visto che pensandoci bene non è che mi sia riposato più di tanto e/o abbia dato un taglio alla routine.
Poi se ci penso meglio, successivamente sembra che la memoria sia riuscita a recuperarla in concomitanza del raggiungimento di un suo equilibrio psico-fisico, da cui invece il sottoscritto è lontano anni luce.
Non mi resta che sperare di raggiungerlo in fretta, prima che combini qualche danno bello serio perché dalle premesse sarà bello grosso.
politica interna
17 marzo 2011
150 anni e sembra solo ieri


Oggi si festeggia il 150° anniversario della proclamazione del Regno d'Italia. Al di là delle polemiche su quando, come e perché festeggiare, su quanto o meno sia orgoglioso di essere italiano, nonché sulle disquisizioni storiche, per quanto mi riguarda ritengo importante ricordare questa data sia per i tempi bui in cui viviamo e sia perché è un'ottima occasione per riflettere.

Cosa sarebbe successo se il 30 agosto 1860 a Soveria Mannelli (CZ) dodicimila soldati borbonici non si fossero arresi senza combattere ai poco più mille garibaldini, offrendo così a Garibaldi via libera per marciare verso Napoli?

Riporto qui alcune considerazioni differenti che a vario titolo mi hanno colpito, qualcuna sarà demagogica, qualcun'altra sarà toccante, qualcun'altra sarà ingenua.




Dal Carcere, 22 dicembre 1944

Carissimi genitori, parenti e amici tutti,
devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt'e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi.       
Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí. Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina.                                
Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito. Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri.             
Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po' di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. la mia roba, datela ai poveri del paese.  Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso.
Vostro figlio Armando

Viva l'Italia! Viva gli Alpini!


Da "Lettere di condannati a morte della Resistenza": Armando Amprino (Armando), di anni 20 - meccanico - nato a Coazze (Torino) il 24 maggio 1925


L'avvocato Lombado spiega al soldato garibaldino la differente semantica della parola "libertà" per siciliani e gente del nord. Se i garibaldini la intendono come "liberazione politica" nel mezzogiorno vale come "liberazione dalla schiavitù" e possibilità di rivalsa nei confronti dei passati padroni. Dal film del 1972 di Florestano Vancini Bronte - Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato:






«Io ho capito che è esistito un certo Garibaldi che si è incontrato con un re che si chiamava Vittorio Emanuele II. Quello che non ho capito, maestra, è con quale colla hanno "attaccato" l'Italia».
M.B. 6 anni (marzo 2011)

Ecco me lo chiedo anch'io: chissà che colla scadente avranno usato?

Tanti auguri all'Italia e agli Italiani.


DIARI
3 marzo 2011
Le costanti della mia vita
Oggi è il compleanno di M., gli ho già fatto nei luoghi opportuni gli auguri, per chi non ricorda o ancora non era un mio lettore affezionato, l'anno scorso scrissi questo bel post (CLICCA QUI PER LEGGERLO), molto sentito e che piacque molto a un bel po' di persone.

Ora a distanza di un anno cos'è cambiato?
Innanzitutto, lui è felicemente fidanzato ed io dopo 4 lunghi anni mi sono messo il cuore in pace, ergo manco se me lo chiedesse in ginocchio o fosse l'ultimo uomo rimasto sulla faccia della terra mi fidanzerei con lui; anche perché sono innamorato cotto di un altro.

Però...
Qui vengono in soccorso le costanti della mia vita e cioè a quanto pare non gli piaccio abbastanza e senza tanti giri di parole non mi toccherebbe con un dito manco se lo pagassi; anche se  per gentilezza e cortesia, perché è un gentiluomo mica un buzzurro qualsiasi,  cerca in tutti  i modi di addolcirmi la pillola. Forse in altre circostanze saremmo già una coppia solidissima e bellissima, ma come al solito sono la "seconda scelta" proprio perché, in questo caso, l'ho conosciuto per secondo.
A parte il fatto che non ho il coraggio e né sono nelle condizioni ideali per pretendere maggiore chiarezza; a parte il fatto che a giorni alterni mi fa sentire in paradiso e negli altri all'inferno, passando per il purgatorio; a parte il fatto che un paio di volte mi sono autocensurato per non passare per il bastardo-geloso-capriccioso-moccioso; ecco quel post dell'anno scorso traslato nel giorno del suo compleanno e corretto su qualche piccolissima quisquilia gli calza a pennello.

Ora, ma non è che la colpa è solo mia. Insomma sono il solo ad essere sbagliato che mi innamoro follemente di gente che non fa altro che considerarmi "una seconda scelta"?

Mi piacerebbe sapere se nell'arco della mia vita c'è qualcuno che mi ha amato e a cui ho spezzato il cuore senza che me ne accorgessi. Perché giuro che nessuno né donna e né uomo mi ha mai detto di amarmi, al massimo un ti voglio bene, un non immagini nemmeno quanto bene ti voglio, ecc. insomma robetta così; mai un ti amo.
D'altronde in vita mia l'ho detto solo a due persone e mezzo: a quella stronza di MG, ad M. e il mezzo sarebbe chi mi ha fatto perdere il lume della ragione, ma solo perché vorrei dirglielo semplicemente in faccia e non per interposta persona, ma comunque l'ha capito più che bene che lo amo.

In tutti i casi la costante è quella di essere la seconda scelta e mai la prima; e che tutti e tre due mi hanno dato un bel due di picche, il terzo me lo darà prima o poi ed è inutile girarci intorno.

Da notare poi come non appena mi affezioni e passi la fase del mi piace più degli altri in amore, non appena incomincio ad abbassare le difese ecco che tutti se la danno a gambe levate lasciandomi solo e a me piacerebbe sapere il perché?

Sono forse troppo banale? Sono forse troppo brutto? Sono forse troppo stupido? O forse altro? O tutto ciò che ho elencato?

Ma poi è così brutto dirmelo in faccia senza arrampicarsi sugli specchi?
Sarà il fascino della novità che vi spinge a frequentarmi, una volta che essa sia esaurita mi lasciate sempre solo, o no?  Giuro che non capisco.

L'altra costante è che nonostante mi prepari sempre in tempo alla fine in un modo o nell'altro mi ritrovo sempre a fare le cose di fretta e con l'acqua alla gola, vedi ad esempio con la tesi anche se la colpa non è principalmente la mia.
Oggi pomeriggio ho ricevuto le penultime "correzioni" e domani alle 17 le ultime, peccato che i capitoli interessati dal grosso delle correzioni siano stati consegnati all'assistente il 27 gennaio e lui si ricordi solo adesso (3 marzo) che debba aggiustare qualcosina.
Va be' in modo roccambolesco sono riuscito a far firmare al mio relatore i tre frontespizi e le copertine dei due cd, quindi comunque vada dovrei farcela; in più il santo ragazzo della copisteria (l'unico che si sia preso la briga di venire incontro a me e alle mie esigenze, quasi quasi me lo sposo visto il disastro che c'è nella mia vita sentimentale) riuscirà a farmi le copie in tempo ora c'è il problema che la mia tesi deve essere ridotta a 280 pagine massimo (attualmente è 287 pagine),  275 sarebbe l'ideale, perché copertine più grandi attualmente non ce ne sono e se la dovesse ordinare ovviamente non arriverebbe prima di lunedì, ecco quindi miei cari lettori che c'è bisogno ancora di voi e delle vostre energie positive, poiché finora hanno funzionato alla grande. Grazie!

DIARI
30 gennaio 2011
Paturnie



Dal minuto: 7:45 a 8:35 circa

Holly: Io vado pazza per Tiffany e... specie in quei giorni in cui mi prendono le paturnie
Paul: Vuol dire quando è triste?
Holly: No, uno è triste perché si accorge che sta ingrassando o perché piove, ma è diverso. No le paturnie sono orribili. È come un'improvvisa paura di non si sa che. È mai capitato a lei?
Paul: Certo
Holly: Be' in questi casi mi resta solo una cosa da fare prendere un taxi e correre da Tiffany. È un posto che mi calma subito: quei silenzi, quell'aria solenne, lì non può accaderti niente di brutto. Se io trovassi un posto a questo mondo che mi facesse sentire come da Tiffany... comprerei i mobili e darei al gatto un nome!

Così in Colazione da Tiffany Audrey Hepburn spiegava le paturnie. Sarà che in questi giorni non sto tanto bene, sarà stato lo sbalzo di temperatura e bazzicare in uffici pubblici con i riscaldamenti a palla mentre fuori i pinguini ti fanno ciao... insomma non è il massimo. Sarà colpa dello stress. Sarà perché le brutte notizie quando arrivano, in genere non sono mai sole. Sarà quel che sarà fatto sta che puntuali come un orologio svizzero, sono arrivate le mie paturnie.
Dopo una brutta mattinata passata in bilico a sguazzare tra le mie paturnie (sarò mica bipolare? o distimico? o semplicemente lunatico?), mi sono ripreso nel primo pomeriggio raggiungendo un certo equilibrio, fino a quando all'ora di cena un'innocente telefonata di mio fratello mi ha affossato nelle mie paturnie e tutto perché preso alla sprovvista non ho detto che va tutto bene, ma ho sbiascicato un insomma. Risultato? Pessima cena, pessimo umore, nervi a fior di pelle, tanta rabbia, tanta delusione, tanta ansia e tanti dubbi.
Mi chiedo se riuscirò mai a mettere un punto fermo al passato, mi chiedo se sono stato troppo precipitoso, mi chiedo se ho bruciato le tappe, mi chiedo se sto sbagliando, mi chiedo se riuscirò a portare a termine il mio progetto, mi chiedo se mi sto comportando come uno sciocco, mi chiedo se c'è realmente qualcuno disposto ad amarmi... ecco, in questo momento avrei bisogno anch'io di un luogo come Tiffany, un luogo che mi calmi dalle mie paturnie.


DIARI
22 gennaio 2011
Quello che non ti ho detto...
Diluvia ma è come se ci fosse il sole. Mi sorprendo a pensarti più di quanto vorrei. La fantasia corre veloce a come sarebbe bella una vita insieme, fatta di piccole cose, di piccoli gesti, di piccoli riti. Sogno un noi, la quotidianità, il calore del tuo corpo sul mio. Tendo l'orecchio sperando di cogliere la tua risata. Immagino il sapore dei tuoi baci, il profumo della tua pelle. Mi diletto nell'attesa e conto i giorni che ci separano. Tutto è così dolce e folle. Non so come spiegarlo, ma sento un'affinità, un sottile filo che ci unisce. Ho una cieca fiducia in te e poi è come se ti conoscessi da sempre. È come se una vocina mi dicesse: sì, è lui quello che cerchi, quello giusto, non lasciartelo scappare. Non so spiegare bene quello che provo perché ho un caos dentro, ma nello stesso tempo non credo di avere mai avuto tanta chiarezza in me. Riesci a darmi una serenità che pensavo perduta per sempre, è come se abbassare le mie difese con  te fosse la cosa più naturale di questo mondo. Non ho ritrosie di alcun tipo e lo so forse vaneggio, ma quello che sogno/immagino con te,  ho come l'impressione che non siano frutto dell'onirico, è come se avessi la certezza che è solo questione di tempo ma si realizzeranno con te.
So che quello che sto facendo è una follia perché completamente irrazionale, probabilmente ho scambiato fischi per fiaschi, forse sono solo un surrogato per colmare le assenze di qualcun altro, non lo so. Non mi importa: sono felice così, per il momento, perché è solo questione di tempo  affinché quel gap che mi frena svanisca nel nulla lasciando spazio alla traduzione delle mie parole in fatti.
Il mio mi piaci molto è sincero e non ingloba tutto quello che vorrei dirti, perché ho ancora quel briciolo di razionalità che mi fa dubitare che io sia l'uomo giusto per te; ma questo mio dubbio nasce dal fatto che attualmente sono solo un mucchio di parole. Insomma quanti sanno dire ti amo e poi ti distruggono riducendoti in mille pezzi? Dimostrartelo è il mio obiettivo.
Ho la certezza che tu sei l'uomo giusto per me (grazie sei praticamente perfetto!), anche se non so dare una spiegazione logica inconfutabile, lo so e basta.
Per questo ho smania di chiudere con il mio passato, perché tu sei il mio presente e voglio costruire il mio futuro con te, mio piccolo raggio di sole.
DIARI
16 gennaio 2011
Annaspare


Mi sento come se mi avessero buttato in mare aperto
 e poi mi avessero detto che da qualche parte c'è la riva: arrangiati!
Allora annaspo, sguazzo, smuovo un sacco d'acqua,
 nuoto, provo ad arrivare a riva col rischio di annegare.

Prima o poi arriverò a riva.

 Ma perché non posso poi mandare a quel paese
 chi mi ha buttato in mare senza salvagente?
Anzi, a quanto pare dovrò pue ringraziarli
calorosamente per averlo fatto.

Trovo tutto ciò ingiusto
e molto ipocrito.

DIARI
12 gennaio 2011
In bilico


Sospeso tra il continuare a camminare sul filo del rasoio, lasciarmi cadere o tornare in dietro.
Mi urta non potermi muovere secondo le mie priorità che spesso cozzano con i miei obblighi.
Allora vado avanti pur sapendo che la scelta più saggia sarebbe tornare al punto di partenza, sbrigare le altre mie priorità e poi passare ai miei obblighi con mente e cuore più sereni.
 Si sa adoro complicarmi la vita, allora impiego il doppio, mi stanco il triplo e continuo a camminare sul filo con un pizzico di amarezza, turandomi il naso e sforzandomi di liquidare in quattro e quattro otto i miei obblighi per dare finalmente spazio alle mie vere priorità.


Senza troppi giri di parole: ecco, mi sento un po' un vermiciattolo a dover mettere per un attimo da parte gli amici, anche solo per un paio di giorni, per finire un capitolo della tesi che aborro con tutto me stesso e che butterei dentro la campana della carta senza pensarci due volte.
Ora sì che posso riprendere a scrivere quello obbrobrio!

DIARI
8 gennaio 2011
Storiella sull'attesa
Un mandarino era innamorato di una cortigiana. «Sarò vostra, - disse lei, - solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su uno sgabello, nel mio giardino, sotto la mia finestra». Ma, alla novantanovesima notte, il mandarino si alzò, prese il suo sgabello sotto il braccio e se n'andò.*

Quante volte ho atteso qualcosa o qualcuno con il mio sgabellino? Quante volte attendo? E quante altre volte attenderò?
Tante, forse troppe, che sia stato tutto tempo perso? Non so la risposta.
Ne è valsa la pena? Non saprei.
Rifaresti tutto? Probabilmente sì.

So solo che ogni volta che prendo sotto braccio il mio sgabellino mi sento dannatamente stupido.

Poi mi accorgo che non sono il solo ad attendere e allora mi consola il fatto di non essere l'unico stupido ad aver atteso invano.
Prima o poi riuscirò ad attendere sotto la finestra giusta? E sotto la mia c'è qualcuno?


*Dal paragrafo riguardante l'attesa, dal libro di Roland Barthes « Frammenti di un discorso amoroso ».
POLITICA
6 gennaio 2011
Perché fanno così paura i matrimoni gay?
Leggendo l'articolo di Repubblica di ieri, quello in cui si parla del "no" da parte della Consulta alle nozze fra coppie dello stesso sesso (potete leggere l'articolo cliccando qui), e al di là del fatto che non sia d'accordo sull'esito e né sulle motivazioni di questo "no", la domanda che mi pongo è la seguente:

perché in Italia fa tanto paura estendere un diritto che non vìola i diritti altrui, né li riduce, né li elimina e né li amplia?

Potrei capire questa paura e questa contrarietà se l'estensione di questo diritto portasse degli svantaggi o delle limitazioni alle coppie eterosessuali, ma siccome così non è perché tutto questo astio da parte dei Gasparri, Giovanardi e vescovi di turno?

Fa così paura poter permettere a due persone dello stesso sesso di poter affrontare adeguatamente un percorso di vita comune? Fa così paura permettere di accendere insieme un mutuo per l'acquisto di una casa, assistere il proprio compagno (o la propria compagna) durante un ricovero in ospedale, tutelare patrimonialmente il proprio compagno (o la propria compagna), giusto solo per citare le cose più banali e più terra terra, quelle cose che ogni coppia volenti o nolenti si troverà ad affrontare prima o poi nel corso della loro vita insieme.

Cosa cambia a chi si oppone ai matrimoni gay?

Ho rimuginato a lungo tutta la sera e non sono riuscito a trovare un motivo valido, talmente buono da rendermi plausibili le motivazioni di chi  vi si oppone.

Perché si rifiutano le coppie gay e non le loro tasse?

Mi sembra troppo comodo porre a dei cittadini solo doveri senza alcun diritto, la logica vorrebbe né diritti né obblighi. In Italia manca perfino una legge contro l'omofobia.

In malafede però sono portato a pensare che chi si oppone con tanta veemenza probabilmente lo fa per non dare dignità e diritti al proprio amante gay o trans, perché una scopata rimanga fine  a sé stessa, perché con i soldi comprano il loro silenzio e intanto si fingono mariti devoti  e modello, perché la coscienza sporca venga lavata dallo stracciarsi le vesti così come fecero i farisei additando Gesù come spergiuro e bestemmiatore.

Se questa mia ipotesi fosse in parte vera perché chi elargisce le proprie grazie (leggasi prestazioni sessuali) non attua uno sciopero del sesso per far valere i propri diritti? Perché il popolo GLBT non dà inizio ad uno sciopero su scala nazionale?

Giuro che non capisco e se qualcuno riesce a darmi una spiegazione plausibile, sensata, non campata in aria, ben argomentata sul perché ci si deve opporre ai matrimoni gay la pubblico sul blog e me ne ergo a difensore, pur essendo favorevole ai matrimoni gay.
DIARI
31 dicembre 2010
Dringolare per Amore


Se l'Amore fosse stata una materia scolastica sarei stato rimandato ogni anno. Anzi definirmi una frana è un complimento.
Crescendo qualcosa sull'amore l'ho capito, ho sviluppato una certa sensibilità per capire che x sta flirtando con y e viceversa, che z e w sono innamorati persi ma non riescono a dirselo perché timidi e allora ci vuole un aiutino... insomma roba del genere!
Peccato che tutta questa mia sensibilità e tutto questo mio intuito svaniscano in un lampo se riguardano il sottoscritto; anzi dirò di più subisco una metamorfosi e passo dall'essere un  Casanova onnisciente in materia, all'essere un mix tra un ritardato, Fantozzi e Dorothy Gale, quella del meraviglioso Mago di Oz; e come se non bastasse più una persona mi piace e più divento un caso disperato.
No, non è un'esagerazione è la pura verità! Se una ragazza mi guarda con gli occhioni da Bambi e mi chiede l'ora, gentilmente rispondo e me ne vado, perché per me ha chiesto solo l'orario nonostante chi mi è accanto mi faccia notare che al polso ha un grossissimo orologio funzionante; oppure penso che l'edicolante ci provi con me perché mentre sto comprando un giornale produce una tale quantità di bava che neanche un san Bernardo e invece ha solo un problema di ipersalivazione e nulla più; oppure come quando un tizio mi seguiva insistentemente perché mi aveva scambiato per un ragazzo di vita (solo perché passeggiavo per ingannare l'attesa vicino al cinema-teatro prima che iniziasse lo spettacolo col mio biglietto in mano), non sapendo che quello era  il marciapiede dei marchettari,  l'ho scoperto solo anni dopo quando nella zona due prostituti fecero fuori un cliente, io nella mia ingenuità pensavo che il tizio cercasse solo  il cinema-teatro  per lo spettacolo e che non fosse riuscito a chiedermi delle informazioni perché un cane gli morse il polpaccio prima che potesse chiedermelo. E questi sono solamente alcuni degli esempi che dimostrano come sia negato all'ennesima potenza.
Il perché di tutta questa tiritera? Semplice, perché ho scoperto il verbo del titolo del post: dringolare, che significa esitare, essere indecisi, tentennare; in pratica mi calza a pennello perché è il verbo giusto per me. In amore dringolo che è una bellezza! Ho un caos dentro che fin quando arrivo a capire quello che provo, il treno non solo è passato ma ha già raggiunto la sua meta almeno un paio di volte: ho dei tempi bibblici da paura.
E quindi mi perplimo perché metti caso che incontrassi il Grande Amore della Mia Vita, sarò capace a non dringolare e a tenermelo stretto al volo? Ma ragionando per assurdo che riuscissi a trovarlo, poi per quale motivo dovrebbe scegliere proprio me? Cosa posso offrire che altri non hanno?
Sicuramente il mio amore, il mio cuore e tutto me stesso; ma... non sono già sottintese? Insomma tutti al proprio partner, in genere, offriamo ciò, quindi dove sta la "convenienza" a scegliere proprio me?
Non è che poi sia un adone, né sono un Einstein a livello intellettivo, non sono neanche ricco,  non ho una casa mia e né un lavoro, non sono ancora indipendente dal punto di vista economico e a 30 anni vivo ancora con i miei genitori; non ho arte e né parte devo aggiungere altro? Il quadro generale è disastroso e sinceramente dal punto di vista razionale non mi sceglierei neanche se fossi l'ultimo uomo sulla faccia della terra, quindi perché qualcun altro/a dovrebbe scegliere il sottoscritto?
Ma sempre per assurdo, mettiamo che invece scelga me, quanto potrebbe durare questo rapporto con fondamenta talmente sbilenche da un lato mentre altrettanto forti dall'altro?
Per come la vedo io, un rapporto per durare deve essere paritario fin dall'inizio ma se già parto in deficit (piuttosto grave) e al primo sbuffo di vento naufraga, come potrebbe resistere ad una tempesta? Senza che ci giriamo attorno, in un rapporto non ci sono solo rose e fiori, ci sono pure le spine, i parassiti, la grandine, i vandali, ecc. bisogna nutrirlo ed è inevitabile che ci siano giorni brutti, ma il trucco  per superarli è proprio essere preparati ad affrontarli. Ma se già la partenza è viziata, il resto sarà di conseguenza. Certo un rapporto finisce indipendentemente e l'amore può finire, ma ci sono pure casi in cui l'amore c'è ma sono altre cose che lo portano a morire. Cosa c'è di più brutto, quando un rapporto termina, se non rinfacciarsi le colpe e le mancanze reciproche? Ecco non voglio né rinfacciare e né essere rinfacciato, se il rapporto dovesse terminare.
Ecco perché dringolo, mi perplimo e perché questa notte l'ho passata insonne a rimuginarci sopra inutilmente.

Per carità, sia ben chiaro che non sono depresso e né lamentoso, sto solo buttando nero su bianco dubbi e pensieri; né ho risposte a tali domande, certo vorrei solo riuscire a prendere più decisioni di petto che di testa e magari nel 2011 ci riesco, intanto vi auguro di passare una felicissima serata e un bellissimo 2011, che detto tra noi il 2009 e il 2010 sono stati anni piuttosto brutti e pesanti.

DIARI
23 dicembre 2010
Pensieri striscianti
Inaspettatamente mi ritrovo con un'oretta e mezza di libertà, senza né un libro e né il lettore mp3 per ingannare l'attesa. Decido di camminare un po' e di buttare l'occhio alle vetrine, c'è aria di neve, poche luci, decorazioni tristi, la crisi si sente eccome. Troppa gente, mi viene l'ansia, me ne scappo a gambe levate e mi rifugio nel piccolo parco vicino. Non c'è nulla da fare, ho provato ad ingannare il tempo diversamente, ma alla fin fine mi tocca aspettare da solo e quindi mi tocca riflettere. Cammino su e giù lungo il fiumiciattolo, fa freddo e il vento mi scompiglia i capelli, mi piace. Il rumore del traffico è attutito, sembra di essere in un'altra dimensione, il parco non è curato come al solito e qua e là ci sono rami spezzati dalle scorse nevicate e dal maltempo, è un'atmosfera spettrale.
Non voglio pensare ma lo faccio. Penso! Traccio inevitabilmente un bilancio, non mi piace, ormai lo conosco a memoria e non ha più senso farlo. È buffo, ma ogni volta penso solo alle assenze, ai vuoti a ciò che manca nella mia vita; mai una volta che penso a quello che ho già o a quello che ho dato. Probabilmente perché questi ultimi si danno spesso per scontati ed è più semplice cercare quello che manca piuttosto che fare un elenco di quello che si ha già.
Mi fermo a leggere le scritte sul ponticello di legno, ad immaginare le storie e le emozioni che si celano dietro quelle scritte vandaliche: giuramenti di amicizie eterne, l'emozione del primo bacio, suppliche per ricostruire un rapporto, bilanci d'amore, dichiarazioni d'amore, amori finiti...
Poi ci sono i lucchetti con le date sbiadite e le iniziali, opera di Moccia e della sua omologazione  e banalizzazione dell'amore.
Guardo giù, l'acqua scorre velocemente e intanto penso. Questa volta niente bilanci fallimentari, penso all'amore che ho dato e all'amore che ho ricevuto. Anche qui i conti non tornano, e la domanda inevitabile è: sono stato in grado di amare veramente? Non saprei! Dovrei chiederlo agli amori passati, ma loro mi hanno mai amato? Sinceramente credo di no, ma va bene così.
Continuo a camminare fin quando non trovo una panchina e mi siedo. Pessima idea! Ho freddo, tanto freddo, ma non importa, mi piace questa sensazione di semi-assideramento, forse nevicherà, ho lo sguardo perso nel vuoto. Trovo belli gli alberi storti perché mi assomigliano, vedo in loro la mia stessa voglia di crescere nonostante tutto. Piove lievemente, mi piace sentire l'acqua sulla mia pelle. Scivolano con le gocce i pensieri, rivedo i bivi e le scelte sbagliate, parto con i se e con i ma.
Tempo perso: non si costruisce niente con i se e con i ma! Tento di fare mente locale e di buttare le basi per creare un progetto, ma penso e ripenso e giungo sempre allo stesso punto.
Un'assenza è più molesta delle altre, perché più grande e mi nasconde le altre.
Penso che quello che mi manca, ora più di tutto, è l'amore, ma non uno qualsiasi il Grande Amore della Mia Vita!
Più ci penso, più posso affermare che forse ci sono andato abbastanza vicino, ma non basta. E se non fossi in grado di riconoscerlo? E se non arrivasse in tempo? E se non esistesse? Altri inutili se che mi perseguitano.
Ma poi basterebbe un Grande Amore a risolvere tutto? No, ma sarebbe un gran bel punto di partenza, un modo per rimettersi in gioco, un modo per rischiare nella vita. Sì, un altro nodo è quello: penso troppo quando non dovrei e penso poco quando dovrei farlo. Sto sempre lì a pensare alle conseguenze, più sugli altri che su di me; poi penso alle decisioni che ho preso di petto, senza paracadute. Il bilancio è tendenzialmente positivo, peccato che non sempre le ho fatto fruttare, ma quello è un altro discorso. 
Penso a ciò che mi attende nel futuro, ho un po' paura, penso che dovrei buttarmi nella vita di petto e non di testa, aspetto un Grande Amore che spero non si chiami Godot, intanto cerco di buttare le basi per accoglierlo al meglio.
DIARI
18 dicembre 2010
Al peggio non c'è mai fine
È bastato un attimo è il duro lavoro di mesi e mesi è andato a farsi benedire. La rabbia ha lasciato posto alla disperazione, la disperazione alla rassegnazione, la rassegnazione alla consapevolezza che ogni volta che incomincio a vedere una luce inevitabilmente spunta un qualcosa che mi ributta dietro nelle tenebre. Sono venuto meno al mio motto che non bisogna mai piangere in pubblico, ho tirato fuori il peggio di me, quel crac è stato così forte e inaspettato che tutte le mie paure, la mia rabbia, le mie delusioni, il mio peggio, la mia stanchezza che avevo compresso e occultato sono esplose. Non è stato un bello spettacolo lo riconosco, probabilmente è sembrata una grottesca sceneggiata napoletana in piena notte di cui potevo fare a meno, probabilmente era inevitabile.
Ho pianto e urlato fino a tremare, fin quando sono caduto a terra singhiozzante. Qualcuno dice che ho avuto solo una crisi di nervi dovuto allo stress.
Io non lo so, so solo che vedo tutto nero. Qualcuno prova a rassicurarmi che si aggiusterà tutto. Non lo so, sono completamente inerme. Ho avuto una reazione spropositata. Non mi riconosco più.
Non è solo aver perso tre capitoli della tesi, tutto il materiale relativo, un pc, la maggior parte delle foto di mia sorella compreso quelle della sua laurea, la sua tesi, gli appunti universitari, ecc.; a causa di un virus bastardo cicciato fuori da una ricerca su google per la tesi nonostante kaspersky; è anche altro... una volta l'adsl, una volta il router, una volta la stampante, una volta il pc... le assenze, le parole, il vuoto, il freddo, non sei all'altezza, le attese, non sei capace, le bugie,  la mia fragilità, il mal di testa fortissimo, lascia perdere, l'ansia di non farcela, sei bravino ma non hai il fisico, la spalla, la frustrazione, sei una merda!, il bruciore agli occhi, le abbuffate, sei un fallito, la paura di aver sbagliato tutto, le faremo sapere, il vomito, la terra bruciata, le analisi non fatte, il senso di colpa, quel vortice di autodistruzione, rimaniamo amici...
Questa volta, credo di essermi rotto sul serio. Ho paura. Ho una maledetta paura di essere ritornato indietro nel baratro dell'autodistruzione.
Non ce la faccio: i pc si possono aggiustare o mal che vada si buttano e se ne comprano di nuovi, ma io? Non ho retto un banale virus che ha danneggiato il portatile, come posso reggere problemi più gravi? Sono realmente messo così male? Dov'è la mia forza?
DIARI
14 dicembre 2010
Pensieri sfasati


No, non sono scappato col Grande Amore della Mia Vita del commento al post sotto; né chissà che, è solo che in questo periodo mi sento sfasato, alienato come Charlot-Chaplin in Tempi Moderni.
Mi sento di perdere pezzi e allo stesso tempo mi sento incapace di raccattarli. Ho l'umore ballerino e un senso di insoddisfazione latente. Certo l'essere stato estremamente impegnato per i preparativi della festa di laurea di mia sorella sono stati una bella botta di caos in più, nel mio mondo di per sé piuttosto caotico, e lo specchio fedele di ciò è questo post  sconclusionato partorito con estrema lentezza.
Quindi, lascio qui tutto quello che mi passa nella mente nella speranza che espellendoli riesca a concludere qualcosa e a ritrovare il filo:
  • questo tempo mi destabilizza: un giorno fa un caldo soffocante che pensi di vedere spuntare da un momento all'altro cammelli e dromedari, il giorno dopo fa talmente freddo che pensi che i pinguini e le foche ci invaderanno; ma una via di mezzo, ma soprattutto  un tempo costante no, eh?
  • ho rischiato di venire sepolto da una marea di mazzi di rose ed ho pensato che sarebbe stata una morte dolcissima;
  • sono in astinenza da teina da una quindicina di giorni: da oggi recupererò;
  • faccio pendant ai muri bianchi: nessun parente mi ha chiesto né quando mi laureo, né quando gli faccio conoscere la mia ragazza e né quando mi sposo. Devo preoccuparmi?
  • credo inoltre che per i miei parenti sia un mix di peter pan dall'età indefinita e di 007 che non si capisce bene che fa ma fa;
  • essere evasivo mi riesce piuttosto bene;
  • Grande Amore della Mia Vita non preoccuparti non ti presenterò mai e poi mai ai miei parenti se non dopo un apposito corso di formazione preparatorio, perché sono cosciente che senza un'adeguata preparazione scapperesti a gambe levate: io lo farei!
  • devo riaggiustare questo maledetto primo capitolo per giovedì e non ho la più pallida idea di come fare;
  • sarei curioso di sapere le opinioni dei miei parenti sul ragazzo di mia sorella;
  • vorrei andare a trovare tutti i miei amici sparsi in Italia e all'estero: ogni volta prometto e poi boh! Si risolve in una bolla di sapone.
  • perché alle feste la gente si fionda sul cibo manco se fossero a digiuno da giorni?
  • non ho capito un tubo della festa di laurea di mia sorella, in compenso per una volta sono stato felice delle defezioni che non è mica semplice gestire una festa  a casa con 65 persone;
  • sarà la volta buona che odierò i dolci?
  • assumo poco alcool in compenso sono già ubriaco di mio;
  • ho sonno arretrato;
  • ho due "cuginette" in più;
  • secondo il tapis roulant sono morto di infarto una decina di giorni fa e ieri stavo facendo il bis. Chi li capisce 'sti circuiti di silicio?
  • spero che la mia amica oggi superi l'esame di francese, così a febbraio si laurea;
  • tra pochi giorni è Natale ed io sono in ansia;
  • mia sorella ha detto che quest'anno mi farà un regalo unico per Natale e il compleanno, un regalo utile che mi farà impazzire: perché sudo freddo? Ma poi è legale impacchettare una persona e mettergli un fiocco rosso? Ah! no, dite che non mi impacchetterà il Grande Amore della mia Vita che forse si riferiva ad altro?
  • odio la pressione dei regali natalizi, ma non si può fare un regalo quando uno vuole? Non è più bello fare regali inaspettati?
  • vorrei prendere a calci nel sedere chi dice che a Natale siamo tutti più buoni: balle! Si è solo più ipocriti e più acidi rispetto al resto dell'anno.
  • ho chiesto come regalo di compleanno di non festeggiarlo perché non sono dell'umore giusto, perché invece ho la sensazione che mi dovrò sobbarcarmi una cena per conoscere i suoceri di mia sorella? O una marea di gente che mi sta sullo stomaco a rompermi le scatole?
  • vorrei passare direttamente al 7 gennaio, così salto anche il mio compleanno e tutto lo stress natalizio;
  • facebook mi odia: appena lo apro spunta il faccione di un mostriciattolo nanerottolo (no, non è il nostro odiato premier) che dice che abbiamo 9 amici in comune e che quindi potrei aggiungerlo. 'sti cazzi! No, eh? Che se attraversa sulle strisce mentre sono alla guida accelero altro che rallentare, poi mi fermo e ci ripasso sopra in retromarcia. Giusto un centinaio di volte solo per assicurarmi di averlo ridotto in poltiglia. Che poi saranno quindici anni che ha sempre 'sto maledetto maglione a righe e quel jeans grigio topo! Ma poi quei deficienti dei miei amici che l'hanno pure aggiunto, ma ne vogliamo parlare? Hanno dimenticato le tonnellate di merda e di ipocrisia che ci ha buttato addosso? I pianti? Mi ergo dal mio pulpito di peccatore e lo addito come un fallito: sì, sei un fallito! Ho impiegato tantissimo tempo a metabolizzare tutto il male che ho ricevuto e a capire quanto fossi piccolo come uomo, sei talmente piccolo che non meriti neanche il mio vaffanculo.
  • ma se mi hai fatto due volte lo shampoo (sui capelli puliti, perché sì, prima di andare dal parrucchiere mi lavo i capelli) perché poi mi hai impastricciato i capelli con quella roba sconosciuta che neanche un uragano li avrebbe smossi?
  • è normale che alcuni bimbi mi fanno venire voglia di paternità, mentre altri mi fanno venire voglia di subire una vasectomia?
  • ce la faremo a sbarazzarci del viscido nano che ci governa e di tutto quel circo di freaks?
  • Ho una tentazione matta di mandare una mail alla persona che nel post sotto si è firmata  il Grande Amore della Mia Vita, poi penso che la curiosità uccise il gatto e boh!
  • è normale che mi fa schifo salutare alcune persone o meglio le saluterei ad almeno dieci metri di distanza, mentre altre me le spupazzerei tranquillamente?
  • che nervi quando mi si tirano le guanciotte o mi si danno le pacche senza autorizzazione: mi sembra quasi una violenza fisica.
  • che poi lo so che sono strano, ma c'è gente conosciuta e non, che può tranquillamente invadere il mio spazio personale altri che pur conoscendoci da secoli mi infastidiscono che respirino finanche il mio ossigeno. Poi a volte sono a periodi è mi infastidiscono tutti i rapporti fisici.
  • ma perché la gente ha una passione per le foto brutte? Che senso ha fotografare una persona con la bocca aperta mentre si ingozza di cibo?
  • ho i bioritmi sfasati;
  • sono dipendete dai post-it e dal lettore mp3;
  • perché mi ostino ad andare in palestra?
  • ho l'armadio che urla vendetta;
  • mi hanno invitato ad un'audizione per una pseudo compagnia di danza: so bene che ho ottime possibilità di essere preso anche se non ballo da due anni circa, mi frena la ciccia;
  • perché la ciccia non si deposita sui polsi?
  • perché faccio figure fantozziane?
  • questo dicembre non ho rispettato alcuna tradizione, sarà un bene?
  • perché si dà per scontato che non possa fidanzarmi?
  • anche se mi viene difficile ammetterlo, perché mi addormento sempre con l'idea che domani sarà il giorno giusto? Giusto per cosa?
  • non riesco ad amare il Natale come lo amavo da bambino, mi infastidisce e mi indispone. Non riesco ad amarlo perché manca qualcosa: amplifica un'assenza, forse è questo che fa più male.
DIARI
5 dicembre 2010
Letterina a...
Sono i primi di dicembre e tra un po' sarà Natale, quindi in questo periodo occorre scrivere la letterina a Babbo Natale, Santa Lucia, i Re Magi, Gesù Bambino, la Befana e chi più ne ha ne metta.
Ecco, siccome ho scritto un po' qui e un po' lì praticamente a tutti, compreso il Grande Cocomero (The Great Pumpkin, La Grande Zucca), con scarsi risultati, ci riprovo ma questa volta la letterina la indirizzo al Grande Amore della Mia Vita, che ha deciso di farsi attendere più del dovuto, giusto per vedere quanto sono paziente e bravo ad aspettare. La scrivo qui, così tramite il web prima o poi arriverà a destinazione.

Al Grande Amore della Mia Vita,
sai che ti aspetto da una vita, so che ci sei, che esisti è solo che sei talmente timido che non ti piace apparire, preferisci la riservatezza e non ti annunci in pompa magna. Ma che dici quest'anno finalmente è la volta giusta che mi sorprendi e ti palesi?
Sai, aspetto quel bacio mozzafiato che non ho ancora ricevuto, quello che ti fa girare la testa, quello che ti fa tremare le gambe, quello che tutte le parole di questo mondo non sono sufficienti a descrivere.
Aspetto quel ti amo sincero, vero, sussurrato a fior di labbra.
Aspetto di potermi fidare ciecamente di te e tu di me.
Aspetto il rimanere abbracciati dopo aver fatto l'amore, senza il pensiero oddio rivestiti che tra un po' arrivano i miei genitori o presto che tra un po' arrivano le mie coinquiline o scusami devo andare a lezione/lavoro, senza l'ansia di essere visto, sgaiattolando in punta di piedi, neanche se fossi un ladro.
Aspetto il potermi addormentare tra le tue braccia, con la testa sul tuo petto, cullato dal  battito del tuo cuore.
Aspetto di vederti addormentare per bearmi di te, per cogliere ogni tuo respiro, ogni tuo sorriso angelico, accarezzarti dolcemente i capelli, proteggerti e rassicurarti tra le mie braccia.
Aspetto il profumo della tua pelle sulla mia pelle, respirarti a pieni polmoni.
Aspetto il suono della tua risata, quella voce che riconoscerei senza ombra di dubbio tra milioni di persone.
Aspetto i nomignoli che aborro, ma che sono sicuro che con te mi sembreranno parole così dolci e auliche da far diventare verde di rabbia Dante.
Aspetto le coccole sul divano mentre guardiamo un film.
Aspetto di guardare l'alba,  il tramonto, il cielo insieme a te, perché con te saranno ancora più belli.
Aspetto di correre sul bagnasciuga mano nella mano schizzandoci l'acqua.
Aspetto quell'acquazzone che ci sorprenderà e che ci inzupperà dalla testa ai piedi e noi incuranti che ci baciamo e balliamo come due matti.
Aspetto quel lento, soli io e te, tu e me, stretti stretti come se il mondo potesse finire da un momento all'altro.
Aspetto di asciugarti le lacrime quando inumidiranno i tuoi bellissimi occhi.
Aspetto di incoraggiarti quando qualcuno ti dirà di mollare.
Aspetto di lasciarti i post it in giro per casa perché l'amore va coltivato con un po' di sano romanticismo.
Aspetto il tuo silenzio, perché tanto noi ci capiremo anche solo con lo sguardo, solo con un gesto.
Aspetto che mi racconti i tuoi sogni ed io i miei.
aspetto di prendermi cura di te quando tu ti ammalerai.
Aspetto di percorrere questo lungo cammino tortuoso chiamato vita insieme a te.
Aspetto di svegliarmi e vedere te che mi dai il buon giorno, tu che sei la mia prima cosa bella della mia giornata.
Aspetto di addormentarti e vedere te che mi dai la buona notte, tu che sei l'ultima cosa bella della mia giornata.
Aspetto te per mettere la testa a posto, per crescere, per mettere su casa, per essere una famiglia.
Aspetto di viziarti, di prendermi cura di te, aspetto di camminare mano nella mano con te, di ridere, di piangere, di litigare, di fare tutto con te, questo e molto altro.
Aspetto TE per fare insieme il resto. Aspetto TE perché tutto il resto è automatico.
Quando ti deciderai a capire che insieme nessuno potrà sconfiggerci, che insieme saremo felici come nessun altro al mondo?

E se proprio non dovessi esistere, be'... mandami un biglietto per la Scala per la Manon di febbraio  con Guillem e Murru, un po' piangerò, ma mi consolerò con questo. Invece, porta al resto del mondo il loro Grande Amore della loro Vita, sia ai buoni che ai cattivi, così questi ultimi la smettono di rompere le scatole ai buoni così il mondo sarà un posto migliore: paradisiaco! Mi accontenterò di essere il numero spaiato della situazione e passerò il tempo a scrivere e a raccontare tutte queste belle e grandi storie d'amore, in fondo qualcuno deve pur farlo o no?

Per sempre tuo, il tuo devotissimo
Principe Kamar

POLITICA
3 dicembre 2010
Quando si incomincia a "manipolare" pure i sondaggi


Ore 20 squilla il telefono e dall'altro lato c'è una signorina con un forte accento dell'est europeo che dice di essere dell'ISU (? purtroppo non ho capito bene la sigla anche perché non parlava bene l'italiano) un istituto statistico di ricerca e sondaggi di Milano, che mi chiede se sono disposto a partecipare ad un sondaggio relativo alla politica italiana. Accetto.
Mi chiede l'età, il sesso, il titolo di studio, la mia attuale situazione lavorativa domande di routine a cui rispondo tranquillamente.
Ad un certo punto mi chiede, visto le imminenti (? bah! Non mi pare che il governo sia stato ancora sfiduciato e né tanto meno Napolitano abbia sciolto le Camere ed indetto elezioni anticipate) future elezioni politiche italiane, quale partito voterei in caso, appunto di elezioni anticipate, da tutto un lungo elenco di partiti messi a casaccio.
Mi lascia perplesso il fatto che inizia il suo lungo  elenco con il Volkspartei Südtiroler (SVP), un partito che a quanto mi risulta non opera a livello nazionale, e a pensarci adesso perché non mi ha citato allora anche l'Union Valdôtaine che opera in Valle d'Aosta?
Comunque senza battere ciglio affermo che voterò probabilmente Sinistra e Libertà di Nichi Vendola. Mi sembra di sentire un mugugno, ma faccio finta di niente, anche perché probabilmente è solo un fruscio della linea telefonica.
Dopo mi chiede se ho votato alle scorse elezioni, e al mio sì, mi chiede quale partito ho votato e rispondo Italia dei Valori di Di Pietro.
La signorina sembra nervosa, ma pazienza probabilmente sarà stanca e poi è venerdi sera.
Dopo di che mi chiede, indipendentemente da quale partito ho votato alle scorse elezioni e indipendentemente a quale partito voterò alle prossime, di indicare il mio orientamento politico al che senza ombra di dubbio mi definisco di centro-sinistra e qui si apre la "beffa".
Mi dice che il sondaggio non può andare avanti, che non va bene, si scusa, lancia un buona sera e butta giù lasciandomi di stucco.
Ora, com'è possibile che non vadano bene le mie risposte? Che razza di sondaggio è? Le mie risposte non rientravano "nei canoni" dell'attuale dittatura e nel vento di censura che vola di qua e di là anche in quelle zone che si definiscono paladine della libertà di pensiero? 
Sono basito e senza parole, possibile che siamo caduti così in basso che bisogna per forza manipolare anche i sondaggi telefonici che valgono quanto un due di picche? A che pro farli?
Già in precedenza mi erano capitati sondaggi politici un po' "strani" dove le mie risposte, coerenti con quelli da me dichiarate anche questa sera, venivano "aggiustate" a favore dell'opzione più vicina prevista nel questionario (esempio il mio voto a SEL era stato spostato all'IDV, che a mio parere proprio la stessa cosa non sono).
Sono veramente deluso e amareggiato da questa italietta da republica delle banane, e sono sempre più convinto della necessità di fare le valigie per emigrare all'estero al più presto.
DIARI
21 novembre 2010
Son così se vi pare


È un periodaccio dove niente va come dovrebbe andare, dove mi scontro contro muri e dove le uscite di sicurezza nascondono solo dei baratri ancora più profondi. Sono costantemente in bilico su di un filo con la tentazione di mollare tutto, fare tabula rasa e ricominciare da zero: nuovo posto, nuovi amici, nuove esperienze, nuova vita.
Poi rinsavisco un po' e penso che non sempre si può fuggire perché prima o poi il passato ritorna e bisogna affrontarlo. Insomma, sono già "fuggito" una volta, credo uno dei periodi più felici degli ultimi tredici anni, dove nonostante qualche piccola bagarre, ero riuscito a raggiungere un mio equilibrio: dove se un giorno mi andava di cantare  o ballare in mezzo alla strada lo facevo senza pensieri; dove potevo trascorrere un'ora a guardare il cielo senza sentirmi in colpa per aver speso un'ora della mia vita disteso sull'erba a guardare le nuvole e a sognare; dove le mie infinite fisime paranoiche non erano altro che una mia caratteristica come gli occhi castani e nulla più; dove avevo fiducia in me, nelle mie capacità, nel mondo e dove progettare un futuro  per me sembrava la cosa più bella di questo mondo, perché accanto c'era la convinzione che questo futuro tanto desiderato fosse tangibile, quasi a portata di mano, che la mia felicità fosse proprio dietro l'angolo; che ogni giorno mi riservasse qualcosa di nuovo da scoprire di me, degli altri, del mondo e pazienza che non sempre fossero cose belle.
Pensavo di essere riuscito a vaccinarmi per il futuro, di essere così forte per ritornare e prendere di nuovo in mano le briglie della mia vita.
Invece, lentamente tutto è tornato come prima e forse pure peggio: ingarbugliato in una somma di scelte per lo più sbagliate che non trovo più mie.

In realtà non era questo il post che avrei voluto e dovuto scrivere, perché ce n'era un'altro che avrebbe dato sfogo alle mie ultime frustrazioni date da un progetto infranto e per l'ennesima volta probabilmente rimandato, dall'essere preso in giro, umiliato, sottovalutato... poi però come dopo una tempesta il mare si acquieta e così anch'io in predo alla tempesta o forse di più alla stanchezza, mi sono fermato e mi sono seduto perché in questo momento non so fare altro.
Ci ho provato senza alcun risultato degno, ma ci ho provato e questo mi rende l'amaro più dolce anche se non cambia niente.
Non mi sto lamentando e né mi sto giustificando, sto solo buttando nero su bianco i miei pensieri per dare loro la libertà che non mi sento di avere, eppure nessuno mi ha incatenato fisicamente. Le mie catene sono invisibili e più difficili da spezzare perché non riesco ad arrivare alle loro origini per spezzarle.

Si dice che ognuno è il padrone del proprio destino costruito mattoncino dopo mattoncino, probabilmente è così, anzi certamente è così. Be' io a quanto pare l'ho costruito a casaccio e ora me lo tengo così com'è, perché al peggio non c'è mai fine ma col tempo subentrerà qualcos'altro che in quel momento mi sembrerà peggiore di quelli precedenti, e così via.
È buffo come invece per i ricordi più belli ciò non avvenga, si vede che sono democratici per natura e amano stare sullo stesso piano.

Non sono pessimista ma neanche ottimista: sono realista. Proprio perché sono realista ho una dannata paura di non essere quello che ho sempre desiderato, mi viene automatico costruirmi muri di diamante da cui vedere il mondo ed essere visto filtrato, resistenti a tal punto da non essere scalfiti.
Non riesco a farmi coinvolgere più di tanto, ci provo, ma ogni volta scatta il freno automatico e l'istinto mi porta a correre il più lontano possibile. Chissà quante cose mi sono perso e mi sto perdendo!
Il mio problema è il tempo: ho bisogno di tempo e non ne ho mai a sufficienza. Sono lento, troppo lento per questa società così frenetica che mi costringe ad aumentare il ritmo con risultati disastrosi, portandomi ad essere un disadattato: sempre fuori luogo, fuori tempo, fuori modo, fuori.
Sto cercando di amarmi, di volermi bene, ma è un po' come pretendere di fare un'immersione nelle fosse delle Marianne con scarponcini da trekking e piccozza o come scalare l'Everest con pinne, fucile ed occhiali; ma si fa quel che si può.
Sono alla disperata ricerca di me stesso, di quello che voglio per il mio futuro.
Mi sento come un novello Indiana Jones che parte per una nuova avventura, solo che la mia bussola si è rotta e la mia cartina geografica è solo un immenso foglio bianco con un bel punto interrogativo in mezzo.
Cerco i pezzi del mio puzzle per ritrovare me stesso, la mia libertà, la mia forza che so di avere smarrito da qualche parte. Cerco di sconfiggere le mie paure che mi stritolano, cerco di andare avanti, cerco  di ricostruire ciò che ho costruito così maldestramente.
Ho bisogno di svegliarmi, di avere voglia di rimettermi ogni giorno in gioco, di avere la voglia di scoprire, di essere di nuovo curioso della vita, ma soprattutto di essere concreto nella buona e nella cattiva sorte, ho bisogno di me solo che mi secca ammetterlo.
Sono così se vi pare, altrimenti fa lo stesso.

DIARI
10 novembre 2010
Rush finale


Ansia a mille.
Stanchezza incalzante.
Pignoleria perenne,
Cambio idea fulmineamente.
Scrivo e cancello, riscrivo e ricancello.
La luce in fondo al tunnel mi sembra sempre più lontana.
Sopravviverò anche a questo, almeno credo.
DIARI
3 novembre 2010
Chi si ferma è perduto


Sono così stanco che se smettessi di correre un po' crollerei in un batter d'occhio.
Se mi fermassi a riflettere sarebbe la fine.
Se tirassi le somme i conti non tornerebbero.
Ho bisogno di credere al castello di menzogne che sto costruendo, mattoncino dopo mattoncino, perché non sono sufficientemente forte.
1 + 1 non fa necessariamente 2: nel mio caso è sempre e solo 1.
Devo essere più egoista ed egocentrico perché sono 1.
È una faticaccia autoconvincersi che essere 1 è la cosa migliore che mi potesse capitare.
Mi devo abituare perché cosa potrei offrire in questa bolgia di "mercato" della vita dove si incontrano le domande e le offerte?
Su due piedi è spontaneo rispondere
niente!
Forse non è così, ma se come prima risposta mi viene in mente
niente, be' è più che ragionevole che il mio risultato sia sempre e solo 1.
Ho bisogno di nuovi stimoli, di nuove avventure.
Scappare non risolverà niente, ma servirà a prendere tempo che non ho, a ricaricare energie.
È buffo, ma l'altrui felicità mi ferisce perché accresce il baratro tra ciò che potrei avere e ciò che in realtà non ho e che probabilmente non avrò mai.
Più questo baratro si amplia e più mi perdo, più mi perdo più tralascio piccoli pezzi di me.
È un circolo vizioso dove non riesco a distinguere dove finisce il mio
IO reale e dove inizia il mio IO virtuale creato dalle aspettative e dalle attese degli altri nei miei confronti.
Non mi resta che continuare a recitare che tutto va bene, ormai sono talmente abituato che parto in automatico, credo sia la cosa che mi riesce meglio.
Ho paura di un altro black out, del cupo nero opprimente, e non so cosa fare.
 So solo che
devo correre per sfuggire al terreno che si sgretola sotto i mei piedi.
So solo che devo trovare in me la forza per reagire a tutta questa stanchezza, a tutto questo mal di vivere che mi stritola e che non mi fa andare avanti
.
DIARI
27 ottobre 2010
Tra due mesi esatti
Tra due mesi esatti non succede proprio un bel niente, più che altro mi serve a ricordarmi lo scorrere del tempo; a ricordarmi che gli obiettivi  che mi ero prefissato sono come i gamberi un passo avanti e tre dietro. Sono stanco, vorrei dormire cent'anni per poi svegliarmi e trovare tutto già fatto, tutto già risolto. Ho bisogno di una pausa e non posso proprio permettermelo. Sono indeciso se accettare o meno un'uscita collettiva, sabato, con la scusa della fiera (o festival? Boh! Insomma quella roba lì) del cioccolato; non vorrei passare per asociale ma il mio lato razionale propende per il rifiuto, quello irrazionale e ingenuo è già lì. Vorrei solo non dover fare da tappezzeria come l'ultima volta e passare una serata in completa spensieratezza. Chino il capo e ammetto che sto trascurando un po' alcuni amici, ma anche con l'ausilio delle nuove tecnologie darsi appuntamento in chat tutti insieme appassionatamente è un'impresa ardua e aggiornarsi sulla quotidianità sembra diventata una fatica d'Ercole. So che è inevitabile crescendo, però proprio ora che è un periodo di cambiamenti per tutti il bisogno di esserci non è derogabile. Non so se ci riesco, ma intanto ci provo.

Ps: giusto per il gusto di andare fuori tema ecco due link interessanti:
  1. Clicca qui per visitare virtualmente la Cappella Sistina;
  2. Clicca qui invece se vuoi leggere  una riflessione profonda sul tema dell'omofobia nata da una discussione sul coming out di Tiziano Ferro; è l'intervento di Marino, per intenderci il terz'ultimo intervento di tutto il thread.

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DIARI
19 ottobre 2010
Piove!


«Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
»

Così cantava tempo fa Jovanotti, ma non voglio parlare delle brutte condizioni atmosferiche che per un metereopatico come me non aiutano di certo; né del fatto che per il mese di settembre e quello di ottobre i giorni contati hanno fatto cilecca.  A proposito, ma sapete cosa sono i giorni contati? Si dice che dal giorno di Santa Lucia (13 dicembre) fino ad arrivare al giorno di Natale si possa avere con "certezza" le previsioni metereologiche per i successivi 12 mesi: ad ogni giorno corrisponde un mese. L'anno scorso, stando a questa bizzarra teoria popolare, si prospettava da settembre a novembre dei mesi piuttosto caldi, quasi estivi. Bah! Si vede che qualcuno lassù ha dimenticato un paio di rubinetti aperti.
Non ricordo più quello che volevo dire, va be' tanto non c'è molto da dire visto che la mia vita sociale attualmente ha tanti di quei picchi di attività che segue fedelmente il tracciato di un encefalogramma piatto: né più e né meno, a parte la palestra.
Che poi diciamola tutta, la mia palestra è tanto caruccia, ha degli istruttori ed istruttrici competenti, giovani e simpatici; piccolina ma non troppo; però ha il difetto o il pregio di essere una degna succursale del circo del film Freaks di Tod Browning.
Non è che chi la frequenta sia un mostro è solo che ci sono parecchi "soggetti bizzarri", qualcuno potrebbe anche essere definito eccentrico o inquietante a seconda dei punti di vista. A volte si concentrano tanti e tali casi umani che sembra un corso terapeutico per accrescere la propria  autostima o analizzando l'altro lato della medaglia un'accozzaglia di persone che ti fanno cadere le braccia né più e né meno della maggior parte dei tg nazionali italiani.
Giuro che nonostante tutto faccio il bravo e tento di comportarmi come un principe però... a volte te le servono su un piatto d'argento ed è una tentazione troppo forte non essere acido&stronzo, ed è una faticaccia non approfittarne. Tipo ieri sera sono stato tanto così (lascia un centimetro tra il pollice e l'indice) dall'esplodere e da dare sfogo al peggio di me, e chi ha avuto l'onore/onere di vedermi all'opera sa quanto posso essere pericoloso in quello stato.
Ecco non è che vado in palestra per fidanzarmi, però se capitasse... mica direi no, grazie; ma niente! Neanche una nuova amicizia! Niente che vada al di là del più e del meno: troppo distanti come mondi. Tante conoscenze sì, ma niente che possa tramutarsi in qualcosa di un po' più duraturo; ciò non sarebbe niente di grave se la mia vita sociale fosse più viva.
Forse sono io che pretendo troppo e che ho degli standard piuttosto elevati, ma pur riducendoli drasticamente non è che poi si salvi un granché.
Forse sono io che amo più la solitudine della gente, forse sono io che apprezzo di più i pochi ma buoni, è solo che i miei pochi e buoni sono attualmente un po' distanti dal sottoscritto e quindi per forza maggiore non è la stessa cosa.
Mi spiego so che mi posso fidare, so che basta che faccia un fischio ed arriva tutta la cavalleria, però... non posso mica scomodarla per quisquilie! Non posso farla intervenire per la quotidianità, ma la vita accanto a cose importanti, ha una marea di piccole cose che mi piacerebbe condividere.
Sono proprio queste piccole cose che non posso condividere che un po' mi pesano, quella battuta che non riesci a capire al primo colpo come invece accadeva prima, proprio perché manca il contorno. Si cresce e forse si cambia.

«Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù!
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DIARI
17 ottobre 2010
Con gli occhi al cielo


Passerei ore a guardare il cielo ad immaginare come si sta lassù,
cercando di trovare il suo inizio e la sua fine.
Mi piacerebbe sapere se lì ci si sente leggeri leggeri ogni giorno
o se è la stessa cosa di qua.
Vorrei sapere se il vento racconta storie ogni giorno diverse,
se accarezza il viso e scompiglia i capelli;
se le stelle da lassù son più belle e brillano di più;
se c'è lo stesso profumo della terra bagnata subito dopo un temporale
e se la notte è meno buia...


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DIARI
14 ottobre 2010
Questo non è un titolo
L'inizio di questa settimana è stato terrificante, perché per quanto ci si prepari non è mai semplice dire addio. Sono ancora un po' scombussolato e non mi è ben chiaro... insomma non voglio pensare che prima o poi possa capitare a qualcuno a cui tengo molto di più.
Su altri versanti la situazione è tragica: tra il caos in università e la tesi che non va come dovrebbe.
L'unico bagliore di luce è che finalmente ho tutti gli esami caricati digitalmente e questo mi rincuora un po'.
Per il resto ho sbalzi d'umore: in alcuni momenti vorrei far fuori qualcuno un attimo dopo sono peace and love con tutto il creato. Boh! Non mi capisco proprio.
Su qualche persona ho cominciato a metterci una pietra sopra, be' ad essere precisi una pietra non bastava e quindi ci metto proprio l'Everest.
Un po' mi fa male farlo perché non avrei mai creduto di doverlo fare proprio su di loro perché è triste dover ammettere che forse una bella fettona delle confidenze e del tempo trascorsi insieme, in cui sei stato da dio, si basavano più sulle bugie che sulla verità.
È più forte di me riflettere sul fatto che forse la colpa è pure mia se quel rapporto è diventato un deserto, sul fatto che tendo ad essere un estremista e a preferire gli estremi e a snobbare il mezzo; però nel bene e nel male sono stato sincero, anzi pure troppo, forse anche ingenuo: non capisco cosa non ha funzionato.

Non avrei voluto che andasse così ed è buffo che ho riso di me pensando che c'è un persona di Torino che è approdata su questo blog cercando su google vorrei sapere se mi pensi perché mi ami, non so chi tu sia però mi hai strappato un sorriso perché per un attimo è stato come tornare indietro di 4 anni, quando un torinese mi riportò alla vita e poi per uno dei  suoi tanti misteri mi ha legato alla stessa sorte di Arianna abbandonata a Nasso, e va be' ora francamente me ne infischio ci sta proprio bene come Rhett Butler insegna, dopotutto domani è un altro giorno chioserebbe Rossella O'Hara, un insegnamento che faccio mio.

DIARI
10 ottobre 2010
Té per tutti!


Ho smesso di distinguere il giorno dalla notte per entrare in un universo temporale tutto mio, mica mi ricordo che giorno è per i normali terrestri. Ho una memoria labile e inattaccabile allo stesso tempo, peccato che non so quando intervenga l'una o l'altra nell'immagazzinare le informazioni.
E così capita che metti a bollire dell'acqua per il té, visto che ormai sei talmente assuefatto dalla teina che quando i suoi livelli scendono sbalestri di brutto, e poi te ne dimentichi. Ripassi da lì che l'acqua è quasi completamente evaporata e ne aggiungi dell'altra, poi te ne dimentichi di nuovo e così via. Alla quarta o quinta volta o forse più, capisci che sei più matto del Cappellaio Matto e che forse dovrei dormire di più e staccare la spina, ma poi il senso di colpa mi assale.
Il tempo passa in fretta con i treni della vita, peccato che non sono quelli di treintalia altrimenti potrei prendermela comoda. Che ansia di non farcela e di toppare di nuovo! Se mi fermo a pensare sono perduto perché so già che non è questo che volevo, ciò che desideravo o quanto meno non in questo modo. Ma va be' ognuno è artefice del proprio destino e quindi che mi lamento a fare, visto che ho fatto tutto da solo. Un bel capolavoro di casini, non c'è che dire! Ma almeno è il MIO "capolavoro", unico nel suo genere per (s)fortuna.
Be' se qualcuno mi traduce ciò che ho scritto e mi fa un disegnino, sono a cavallo! perché non ne ho la più pallida idea e comunque ho finito il té.
Vado a rifarlo sperando di non dimenticarmelo, certo che però i pensieri brutti col cavolo che li dimentichi eh! Va be' té per tutti!



Ps: prima che me ne dimentichi di nuovo e passi l'intera giornata ad arrovelarmi il cervello per riuscire a cavare sangue da una rapa e ricordarmi che... squillino le trombe prego, rullate i tamburi, applausi: qualche giorno fa è nato il piccolo Cesare, un bacio a lui e congratulazioni alla Nonnina e al Nonnino che sono diventati genitori, e non ho alcun dubbio che saranno degli ottimi genitori. Auguroni!
DIARI
3 ottobre 2010
Ma come fanno i marinai...


Ma come fanno i marinai
a riconoscere le stelle
sempre uguali sempre quelle
all'Equatore e al Polo Nord [...]


Come si fa a voltare pagina facilmente? Io impiego ere geologiche per farlo e mi sembra sempre di non averlo fatto mai definitivamente.
Come si fa a dire dopo due minuti "ti amo"? Io impiego settimane se non mesi e se lo dico prima sto mentendo sapendo di mentire.
Come si fa a non essere imbranati di fronte alle persone che ci piacciono? Per me è matematico, più una persona mi piace più divento imbranato e più sembro uno con due mani e due piedi sinistri e divento goffissimo.
Come si fa a fidanzarsi con la stessa facilità con cui ci si cambia le mutande? Giuro che non ci arrivo.
Come si fa a dire "mi è rimasto nel cuore" con la stessa facilità con cui si respira? Avranno una portaerei al posto del cuore?
Come si fa a capire qual è la persona giusta per ognuno di noi? Se qualcuno l'ha scoperto mi sveli il segreto!
Come si fa ad innamorarsi sul serio e ad essere amati con la stessa intensità? Non l'ho mica capito.
Come si fa a rimettere le tessere del puzzle della propria vita al posto giusto? Ci provo ma non si incastrano!
Come si fa a non morire dentro? Mi sforzo, ma boh! Non vedo grandi risultati.
Come si fa ad essere al posto giusto nel momento giusto? Io sono un drago ad essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Come si fa a vivere? Boh! Non me lo ricordo più.
DIARI
30 settembre 2010
Vendemmia

Mi piace accarezzare i grappoli che con i riflessi del sole sembrano gemme preziose, l'odore del mosto, i colori della vigna, il vento che ti accarezza il viso, il sole che ti bacia, quell'odore di cose genuine: vere!
Adoro la vendemmia perché per un attimo dimentico tutto, il tempo si blocca e mi sento un tutt'uno con l'universo. Ogni anno accade questo "piccolo miracolo", sempre uguale, semplice e oggi non è stato da meno, però... però questa volta è un po' diverso dalle altre volte perché non sono riuscito a scacciare come per magia tutti i pensieri e qualcuno cattivo si è preso burla di me, rendendo questo rito un pizzichino meno bello rispetto agli altri anni. 

Ad esser sinceri più che un pensiero cattivo,  dovrei dire un pensiero malvagio nero come la pece. che mi frulla in testa da ieri.
Se esistesse l'inferno grazie a questo pensieraccio me lo sono proprio guadagnato.
Mi vergogno di me stesso per averlo partorito e le parole non bastano per biasimarmi: è nato così frutto solo di pura cattiveria e malvagità. La potrei forse chiamare maledizione ma non alleggerirebbe la mia colpa.

Avete presente quando si regalano due puzzle a due bambini? Ecco immaginateli entusiasti mentre all'opera li ricompongono certosinamente pezzo dopo pezzo, e poi ad un tratto ad uno dei due bambini mancano delle tessere proprio lì al centro del disegno e non sa come fare per terminarlo. Invece l'altro ha tutte le tessere in mano e orgogliosamente le stringe e le mette a posto velocemente sorridendo. Il primo cercherà in ogni modo di recuperare i pezzi, ricontrollerà nella scatola, sul pavimento e man mano che cerca l'ansia lascia il posto alla paura, la paura allo sconforto, lo sconforto alla rassegnazione e proprio in quel momento l'altro ha terminato il suo puzzle e mostra a tutti il suo capolavoro godendosi ogni centimetro del disegno.
Il primo bambino è deluso, si sente sconfitto, tradito da chi gli ha fatto quel regalo difettoso; volge lo sguardo e vede che l'altro bambino si bea di fronte al disegno finito e non può fare a meno di essere geloso, invidioso, e di volere che il puzzle del suo amichetto venga distrutto, si bruci o che qualcun altro gli rubi un pezzo. Però si rende conto dei suoi pensieri cattivi e se ne vergogna, come un ladro perché il suo amichetto gli ha messo un cerotto quando correndo in giardino è caduto e si è sbucciato un ginocchio e allora guarda il puzzle finito e si congratula con lui perché in fondo gli vuole bene.
In cuor suo vorrebbe finire anche lui il puzzle ma delle tessere mancanti non c'è neanche l'ombra e si sente così inerme, incapace di trovare una soluzione. Non può fare altro che accarezzare il vuoto lasciato dalle tessere mancati ed immaginare il disegno completo, ma non è la stessa cosa.

Ecco il primo bambino sono io: il mio puzzle è incompleto, probabilmente è difettoso, le tessere non ci sono, i pezzi non si incastrano e a me non rimane che l'insoddisfazione e l'amarezza del vuoto.
sfoglia
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