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PrincipeKamar
Blog semi-serio di un Principe dalle Mille e Una Notte
 
 

Il mio profilo al 27/11/2005 data di nascita di questo blog:
Sono il Principe Kamar, figlio di re Shariman, erede al trono del Regno delle Isole Kalidan, attualmente in terra "straniera" (l'Italia), alla ricerca del mio grande amore la principessa Budur. Dopo lunghe avventure dalle Mille e una Notte, costernate di gioie e di dolori, dove il pericolo è sempre in agguato, riuscirò con l'aiuto dei Ginn e il provvidenziale aiuto della loro principessa Maimuna, a vivere come ogni fiaba si rispetti "e vissero felici e contenti"? Lo scopriremo insieme...
Seguite le mie avventure strampalate nel mio magico mondo, perché in fondo anch'io «Sono come il vento, non dirò mai che sono in procinto di partire perché, come il vento, non potrò mai dire: eccomi sto per arrivare». (Antonio Gades)

Il mio profilo oggi al 04/09/2009:
Per leggerlo clicca QUI.

I miei interessi
Amo la danza, l'arte e tutta la cultura in generale. Adoro ballare, leggere e sognare.
I sogni sono le uniche cose che mi sono rimaste e che mi mantegono ancora a galla in questa complicata e caotica vita moderna.

PER CONTATTARMI: principekamar[AT]gmail.com
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DIARI
31 maggio 2011
Mi incazzo quando:


  1. non vengo preso sul serio mentre sto facendo un Discorso serio;
  2. viene intaccata/messo in dubbio/si prende in giro la mia professionalità, la mia dignità e la sincerità dei miei sentimenti;
  3. la mia troppa disponibilità viene scambiata per coglionaggine;
  4. si abusa della mia fiducia, della mia pazienza e della mia disponibilità;
  5. estranei si sentono in diritto di fare progetti sulla mia vita al posto mio e senza il mio consenso;
  6. estranei si sentono in diritto di giudicare la mia vita e le mie scelte senza sapere assolutamente nulla di me;
  7. mi rifilano balle stratosferiche che non stanno né in cielo e né in terra;
  8. mi compatiscono e provano pietà di me;
  9. sento discorsi di aria fritta di pseudo-esperti su argomenti su cui sono molto ferrato;
  10. mi fissano/mi guardano e non pagano il biglietto;
  11. mi rifilano inviti di cortesia mentre lampeggia un cartellone luminoso con su scritto no, tu no;
  12. tocco l'ipocrisia con mano;
  13. c'è chi gioca sporco non rispettando le regole;
  14. lavoro e non mi pagano;
  15. non solo lavoro gratis ma non ricevo neanche un grazie;
  16. la gente mi mente spudoratamente senza ritegno e senza coerenza;
  17. rimando a domani e invece dovrei farlo oggi;
  18. faccio spallucce e invece ci sono rimasto malissimo;
  19. penso prima agli altri e poi a me stesso;
  20. commetto sempre gli stessi errori;
  21. le mie domande rimangono senza risposta;
  22. fingo che va tutto bene e non va bene un cazzo;
  23. i miei progetti vanno a puttane, pardon ad escort;
  24. mi amo troppo poco o per niente.
DIARI
23 maggio 2011
Come l'Araba Fenice...


... anch'io risorgo dalle mie ceneri e sono pronto a voltare pagina, ergo niente Spagna.
Sto tentando di cambiare tutto ciò che non va, anche se è un'impresa titanica.
Per ora sono più i momenti no, ma devo assolutamente riuscire a risalire la china.
Intanto come termine ultimo metto dicembre 2011, in alternativa posso sempre arruolarmi nella legione straniera o fare un doppio carpiato dal cavalcavia dell'autostrada vicino casa.
Chi vivrà vedrà!

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permalink | inviato da Principe Kamar il 23/5/2011 alle 23:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
DIARI
17 maggio 2011
Non era così che...


Non era così che immaginavo il mio post-laurea: il senso di vuoto che mi assale, lo sconforto, quel dolore che mi opprime il petto e non va via, quell'onnipresente senso di smarrimento e di essere sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, di essere completamente sbagliato.
Sono deluso da tutto e da tutti, da me stesso in primis. Non mi riconosco più.
Ogni giorno che passa mi sforzo di pensare positivo e invece sento solo il rumore dei miei pezzi in frantumi. Non trovo altro che silenzi che pesano come macigni. Oppressione! Inadeguatezza!
Ho solo voglia di mollare tutto e andare via. Ho la tentazione di scappare per l'ennesima volta per sentirmi vivo, per non sentirmi la morte dentro e tutto questo dolore che si ispessisce fino a diventare la mia gabbia dorata e le mie catene. Niente va come vorrei nonostante tutti i miei sforzi.
So che cambiando prospettiva dovrei ritenermi fortunato perché in fondo sono ancora "giovane", in salute, con una famiglia che, nonostante il fiele che mi fa buttare ogni volta, mi vuole bene, con un "futuro" che mi aspetta, con delle qualità nascoste piuttosto bene ma ci sono (almeno credo), eccetera e eccetera; ma tutto ciò mi sembra una magra consolazione, anzi chiamiamo le cose con il proprio nome: mi sembra la concezione del perdente rassegnato sfigato di turno.
Ho la fortissima tentazione di partire per la Spagna nella prossima settimana e rimanerci per i prossimi  5 mesi in barba al fatto che conosco sì e no una ventina di parole di spagnolo. Ho la tentazione di cogliere la palla al balzo e fuggire via un'altra volta, ma con la consapevolezza, questa volta, che al rientro tutto ciò che mi ha spinto alla fuga continui a fare bella mostra di sé, ritrovandomi solo a posticipare di 5 mesi il disastro. È questo che mi frena: guadagnerei/perderei 5 mesi, ma poi? Ne vale la pena? Tutto tornerebbe esattamente come prima.
La tentazione è tanta,  il tempo per decidere è poco, non me ne frega un bel niente di quello che ne sarà di me ed è questo pensiero costante che mi rimbomba in testa che forse mi fa più paura del resto. Sono il mio peggior nemico, il mio omega.

DIARI
10 maggio 2011
Reset

È il tasto che mi servirebbe ogni giorno nella mia vita per cancellare ogni cazzata commessa, ogni scelta errata, ogni qualvolta che mi sono sentito non all'altezza della situazione o delle aspettative mie e altrui. Purtroppo nella vita reale, quella che non è un film con tanto di happy end finale, il tasto reset non esiste e quindi non si possono cancellare gli sbagli e le ferite, forse è pure un bene che non sia così perché in fondo cosa siamo noi se non un insieme di scelte giuste ed errate mixate con le nostre esperienze? Però, quest'inizio di settimana è proprio in salita ed è pure bella ripida perché stanno prendendo vita i miei peggiori incubi, e a me servirebbe tanto questo tasto per resettare questi incubi che pendono sopra di me come tante belle spade di Damocle. Suvvia per chi è laureato/diplomato non ditemi che non avete mai avuto un incubo in cui vi abbiano tolto il titolo tanto agognato perché non ci credo. Ecco, a me, a distanza di quasi due mesi dalla mia laurea, il mio relatore ha sentito l'esigenza di mandarmi un'e-mail chiedendomi il mio numero di cellulare per contattarmi urgentemente. Ora, visto che il mio relatore non mi ha mai seguito e che per lui sono un perfetto anonimo, visto anche che sono fortunello inside, mi si sono spalancate tutte le possibili e peggiori ipotesi. Va da sé che sono nel pallone più totale, anche perché non mi ha risposto alla mail, né mi ha telefonato e in ufficio ieri mattina non c'era. Aggiungete pure che ieri mattina ho avuto una "brillante" conversazione con la ex professoressa di francese delle superiori di mia sorella, conversazione che ha toccato tante cose e che ha avuto il suo punto di massimo ottimismo parlando di una donna che si è suicidata lanciandosi dal balcone. Roba che per uno che sente i brividi lungo la schiena dal terrore, ha lo stomaco sotto sopra e fuori imperversa un tempo da lupi senza lupi con tanta ma tanta acqua è veramente devastante. Anche se è una buona amica, piuttosto eccentrica e con un sacco di problemi di salute, mi ha spaventato a morte perché ha evidenziato quello che un giorno, non troppo lontano, potrei diventare: solo con un castello di menzogne senza più discernere il vero dal falso, la realtà dalla fantasia e tutto il resto del mondo ad approfittare delle mie sofferenze e dei miei problemi. Terrificante! Il resto ve lo risparmio, ad essere sinceri: mi attaccherei volentieri alla canna del gas a possederne una. Ma siccome non ho una canna del gas, anzi a dirla tutta non ho nemmeno un buco da chiamare casa mia; sono ben lungi da questi propositi, ma il mio umore di certo non è dei migliori, il freddo e la pioggia non aiutano di certo e credo che i brividi che sento siano frutto non tanto di paura ma di una bella influenza che sto covando ben bene. Come se non bastasse devo contare i punti e redigere la classifica dei bimbi del catechismo per i regalini, ché anche la chiesa cattolica si evolve, peccato che io sia agnostico e tutto ciò stride, ma ho solo una sorella e quindi me la devo pur coccolare no? Quindi mi turo il naso e procedo con l'ingrato compito. Certo che però Dio o chi per lui ha un forte senso del grottesco, qualcuno invece direbbe dell'umorismo mais c'est égal!
A dirla tutta, permettemi il francesismo poco elegante per il mio status, ma ormai non me ne frega un cazzo di incubi&sogni e anche se il tasto reset non esiste nel mondo sporco, brutto e cattivo ci riprovo per l'ennesima volta a girare pagina, non garantisco i risultati ma anche per questa volta questo blog è salvo per il rotto della cuffia.
DIARI
8 maggio 2011
La sfida dell'amore



Leggevo questo articolo su "Yehoshua e la sfida dell'amore coniugale" e mi ha colpito il seguente periodo:

«Yehoshua ammonisce: una parola d’amore non basta a costruire una coppia. Se dici ti amo lo devi confermare, “esplorando quotidianamente il sentimento”, cercando “nuove motivazioni o minacce nascoste”. Fatica? Sì, ma il bello è questo. La sfida è “non ti faccio cadere”, proprio perché è assai più complicato far prosperare un amore di un’amicizia. Poi spiega che l’amore eterno non è un’utopia: “Non mi piace questa parola, ci fa credere che sia un obiettivo irraggiungibile. Sono convinto che tutti possano far vivere a lungo un sodalizio amoroso, se adeguatamente curato e protetto”. Non è impossibile. Lo hanno scritto altri, da Montale ad André Gorz».

Questa notte ho avuto l'ennesima crisi: ho dormito male e sognato peggio. Stendo un velo pietoso su di me, facciamo un Everest che è meglio. Il fatto è che ci sto ancora troppo male e queste parole suonano come una condanna verso di me perché ho una voglia matta di scrivergli, di parlargli, ma... a che servirebbe? Forse un po' a me, ma è inutile girarci intorno non mi ama, né ha bisogno di un'amicizia, né di uno spasimante e né niente perché sono solamente un peso, visto che, tralasciando un po' il resto, non mi dà la possibilità di farmi conoscere meglio e forse dunque di fargli rendere conto che sono quello giusto. Il mio amore da non solo non basta per tutti e due.  Vi risparmio il calcolo delle ore e dei secondi, ma sono passati più di 7 giorni dall'ultima volta che mi sono fatto sentire (senza ricevere risposta alcuna), 14 giorni da quando lui si è fatto sentire: in tutto questo tempo non ha sentito il bisogno neanche di uno squillo, neanche di mandarmi a quel paese, niente di niente. Perché non gli scrivo? Semplice, non voglio farlo sentire in obbligo verso di me e un po' per presunzione che forse avrebbe sentito un pizzico la mia assenza. Invece il nulla, so che è impegnatissimo per il lavoro e che ha tanti casini, però due secondi per gli altri li trova e per me niente: ci sono  suoi commenti nella blogosfera (per carità libero di farli!). Per carità non ha alcun obbligo verso di me, allora che senso ha scrivergli per avere una risposta di cortesia? Che senso ha tentare di spostare mari e monti se poi alla fine più che stare con me vuole stare con un altro? Mi sono autoimposto di non scrivergli più, ormai gliel'ho ribadito fino alla nausea che basta uno schiocco di dita e sono lì presente a salvarlo e ad aiutarlo perché farei di tutto per lui anche buttarmi nel fuoco. Forse è ciò che ho sbagliato. Ormai non passa giorno che non trovi un difetto in me e che non lo ingigantisca appioppando a questo o a quello o a tutto insieme il perché non mi ama o non mi potrebbe amare. Mi mortifica questo senso di impotenza, quest'amarezza di non aver fatto abbastanza che mi perseguita. Tutto ciò mi sta condizionando perché sono in una fase delicatissima e devo fare delle scelte importanti, devo capire se lui c'è nella mia vita o no, se inserirlo nei miei progetti o meno. Tutto ciò che ho sempre desiderato nella mia vita assolutamente non c'è e con questo ritmo non ci sarà mai, intanto cresce in me la voglia di autodistruzione.
DIARI
30 aprile 2011
La verità è che non gli piaci abbastanza


La verità è che non gli piaccio abbastanza ed è inutile girarci attorno. Disperatamente mi aggrappo con le unghie e con i denti ad una flebile speranza, piuttosto irrealizzabile, che diminuisce inesorabilmente col passare del tempo. La mia giornata è scandita da piccole speranze, puntualmente infrante, che in realtà si dovrebbero chiamare piccole ossessioni di una mente malata. Non esiste più un ieri, un oggi o un domani; ma esiste quel lasso di tempo che intercorre tra la sua ultima mail o il suo ultimo sms e i miei. Mi ritrovo ad elemosinare attenzioni, ad aspettare pazientemente un suo cenno di vita, sperando che si accorga di me. Insomma una cosa da sfigati cosmici. Cerco di autoconvincermi che ci sia ancora una speranza, una possibilità. Giustifico  e perdono tutto, dando la colpa al caso, alla sfortuna e a chicchessia, pur di non riconoscere la verità: ossia non gli piaccio abbastanza.
So di essere monotematico, di essere irrazionale, completamente folle, innamorato, ingenuo, ecc. insomma un Cazzone con la C maiuscola, ma non riesco a gestire tutto ciò con l'adeguato distacco. So che ci sono problemi peggiori e che ci sono una marea di pesci nel mare, ma niente. Non ci riesco. Questo silenzio mi tortura, mi annienta lentamente uccidendomi. A sprazzi ancora ho un po' di orgoglio, perché non mi va di essere sempre io a farmi vivo per primo e mi autoimpongo di non contattarlo in alcun modo; ma la tentazione è troppa, la mia forza di volontà è completamente inesistente. So già, ad esempio, che domani gli manderò una mail per trovare un po' di pace e per dare linfa alla mia speranza. Ho bisogno di lui. Non riesco ad associare al suo nome qualità negative che me lo facciano odiare, che me lo facciano cadere dal cuore. Mi lascio logorare dalla speranza e dall'attesa. Eppure in questo momento ho altri problemi più gravi da risolvere e paradossalmente altre cose più gravi per cui stare male. Invece no, ad esempio ho incassato senza batter ciglio la mancata giornata lavorativa di venerdì come al solito all'ultimo momento,  nonostante gli accordi presi in precedenza, con una cinquantina d'euro volatilizzati (va be' sicuramente mi sarei accontentato di una trentina d'euro perché vicino casa); invece faccio una tragedia per del silenzio, per un vuoto che mi assale e mi soffoca, perché in fondo non gli piaccio abbastanza.
Non si dovrebbe mai dire che si sente il bisogno di una persona, ma io ho assolutamente bisogno di lui più di tutto il resto, più dell'ossigeno e dell'acqua. Sento che lui è la persona giusta per me, così come sono io la persona giusta per lui, ma poi per una serie di circostanze e problemi vari ciò non basta.
Odio il mio cuore perché fa sempre di testa sua: non sarebbe più semplice dire peggio per te non sai che ti perdi, ti avrei reso l'uomo più felice dell'universo, alzare il dito medio  e sbattere "la porta"?
L'amore è irrazionale, io ora sono irrazionale. Sto cercando di soffocare ciò che provo, di imbrigliarlo e di provare a pensare più a me stesso, ma non riesco a vedere un futuro senza di lui. Sono completamente folle. Mi spremo il cervello cercando un modo giusto per farlo innamorare di me. Ma sono un emerito Cazzone, perché non so una mazza di come si fa.  Non c'è un modo giusto o uno sbagliato. Ci sto provando, ma non basta.
Ho adottato la strategia della semplicità e del cuore in mano, quella che io sono così senza né abbellimenti e né ghirigori di sorta, proprio perché voglio che mi ami per quello che sono con  i miei pregi e i miei difetti.
Niente! Non capisco se sbaglio e dove sbaglio. Non c'arrivo. Sono nel pallone più totale.
Vorrei avere il cuore duro come il diamante per infischiarmene di tutto, andando avanti come un caterpillar. Invece, niente.
Sono stanco di fingere che va tutto bene, quando non va bene un cazzo. Ormai sono così abituato a fingere che tutto vada così alla perfezione  e lo faccio talmente bene che  a volte non distinguo neanch'io dove si trova la sottile linea che divide, appunto, la finzione perfetta dalla realtà.
Ho un assoluto disperato bisogno di lui, del suo amore; venderei l'anima e tutto il resto per poter stare con lui, anche solo un'ora.
Sono patetico, anzi tremendamente patetico, tanto quanto mi sento solo. Sono più di trent'anni che mi sento dannatamente solo. Sapete che vuol dire sentirsi solo ogni dannato giorno della tua vita? Sapete che vuol dire vivere ogni dannato giorno nella speranza che quello sia il giorno  giusto in cui non mi sentirò più solo, perché avrò accanto qualcuno con cui condividere e costruire qualcosa? Aspetto e spero da una vita qualcosa e qualcuno che potrebbe non arrivare mai.
Non ce la faccio, non riesco a progettare un futuro per me perché non ha senso costruirmi una vita (im)perfetta in cui non farò altro che sentirmi fottutamente solo per tutto il resto del tempo che mi rimane da vivere. Non mi bastano più i sogni, le speranze, le attese; ho bisogno di una presenza che colmi tutti i vuoti, tutte le assenze. Ho bisogno di una presenza che mi permetta di affrontare ogni giorno, indipendentemente da quello che succederà sia nel bene che nel male, che mi faccia sentire vivo.
La mia presenza è lui, il mio piccolo raggio di sole, un'anima sola come me; che mi fa sentire vivo, i brividi e le farfalle nello stomaco, che mi dà la suspance di camminare sul filo nel vuoto con la certezza che se cado mi prende in braccio senza farmi cadere. Il problema è che  se non fossi io quello giusto per lui. Che devo fare? Sono confuso, stanco, solo e da solo il mio amore non basta.
Vorrei solo poter piangere per cazzi miei in assoluta solitudine mentre fuori piove, mandar via questo dolore che mi stritola. Invece no,  devo essere perfetto e sorridente perché è quello che tutti vogliono da me. Devo uscire, mangiare questa dannata pizza, ridere e far ridere, essere di compagnia anche oggi che non ne ho assolutamente voglia, soprattutto oggi perché così è la regola, perché questo è quello che ci si aspetta da me, che poi sorrida mentre intanto muoio dentro sono solo cazzi miei, così come è solo mio il fardello che non gli piaccio abbastanza.
27 aprile 2011
Cose così
  • Mi domando se qualcuno sia riuscito a trovare un lavoro tramite l'ufficio per l'impiego perché se aspetto che me lo cerchino loro non mi basteranno neanche una decina di reincarnazioni.
  • Interi pannelli ricoperti di bandi di concorso scaduti da almeno 6 mesi è da considerarsi arte astratta?
  • Sono stato tanto così (lascia un centimetro di spazio tra pollice e indice) dal comprarmi la mia crema antirughe, dimenticandomi che non ho ancora (per fortuna) neanche una ruga.
  • Finalmente sono arrivate le foto della laurea, la prossima volta prenderò una banconota da 50 euro e due da 20 euro e le brucerò, credo che rimarrò più soddisfatto; ora devo pure scervellarmi per occultarle tanto che sono brutte.
  • Ho un entusiasmo e un'energia pari a quello di un bradipo emo, in più ho ripescato un maglione invernale col collo alla dolce vita e siamo solo al 27 aprile: non ce la posso fare.

DIARI
30 gennaio 2011
Paturnie



Dal minuto: 7:45 a 8:35 circa

Holly: Io vado pazza per Tiffany e... specie in quei giorni in cui mi prendono le paturnie
Paul: Vuol dire quando è triste?
Holly: No, uno è triste perché si accorge che sta ingrassando o perché piove, ma è diverso. No le paturnie sono orribili. È come un'improvvisa paura di non si sa che. È mai capitato a lei?
Paul: Certo
Holly: Be' in questi casi mi resta solo una cosa da fare prendere un taxi e correre da Tiffany. È un posto che mi calma subito: quei silenzi, quell'aria solenne, lì non può accaderti niente di brutto. Se io trovassi un posto a questo mondo che mi facesse sentire come da Tiffany... comprerei i mobili e darei al gatto un nome!

Così in Colazione da Tiffany Audrey Hepburn spiegava le paturnie. Sarà che in questi giorni non sto tanto bene, sarà stato lo sbalzo di temperatura e bazzicare in uffici pubblici con i riscaldamenti a palla mentre fuori i pinguini ti fanno ciao... insomma non è il massimo. Sarà colpa dello stress. Sarà perché le brutte notizie quando arrivano, in genere non sono mai sole. Sarà quel che sarà fatto sta che puntuali come un orologio svizzero, sono arrivate le mie paturnie.
Dopo una brutta mattinata passata in bilico a sguazzare tra le mie paturnie (sarò mica bipolare? o distimico? o semplicemente lunatico?), mi sono ripreso nel primo pomeriggio raggiungendo un certo equilibrio, fino a quando all'ora di cena un'innocente telefonata di mio fratello mi ha affossato nelle mie paturnie e tutto perché preso alla sprovvista non ho detto che va tutto bene, ma ho sbiascicato un insomma. Risultato? Pessima cena, pessimo umore, nervi a fior di pelle, tanta rabbia, tanta delusione, tanta ansia e tanti dubbi.
Mi chiedo se riuscirò mai a mettere un punto fermo al passato, mi chiedo se sono stato troppo precipitoso, mi chiedo se ho bruciato le tappe, mi chiedo se sto sbagliando, mi chiedo se riuscirò a portare a termine il mio progetto, mi chiedo se mi sto comportando come uno sciocco, mi chiedo se c'è realmente qualcuno disposto ad amarmi... ecco, in questo momento avrei bisogno anch'io di un luogo come Tiffany, un luogo che mi calmi dalle mie paturnie.


DIARI
22 gennaio 2011
Quello che non ti ho detto...
Diluvia ma è come se ci fosse il sole. Mi sorprendo a pensarti più di quanto vorrei. La fantasia corre veloce a come sarebbe bella una vita insieme, fatta di piccole cose, di piccoli gesti, di piccoli riti. Sogno un noi, la quotidianità, il calore del tuo corpo sul mio. Tendo l'orecchio sperando di cogliere la tua risata. Immagino il sapore dei tuoi baci, il profumo della tua pelle. Mi diletto nell'attesa e conto i giorni che ci separano. Tutto è così dolce e folle. Non so come spiegarlo, ma sento un'affinità, un sottile filo che ci unisce. Ho una cieca fiducia in te e poi è come se ti conoscessi da sempre. È come se una vocina mi dicesse: sì, è lui quello che cerchi, quello giusto, non lasciartelo scappare. Non so spiegare bene quello che provo perché ho un caos dentro, ma nello stesso tempo non credo di avere mai avuto tanta chiarezza in me. Riesci a darmi una serenità che pensavo perduta per sempre, è come se abbassare le mie difese con  te fosse la cosa più naturale di questo mondo. Non ho ritrosie di alcun tipo e lo so forse vaneggio, ma quello che sogno/immagino con te,  ho come l'impressione che non siano frutto dell'onirico, è come se avessi la certezza che è solo questione di tempo ma si realizzeranno con te.
So che quello che sto facendo è una follia perché completamente irrazionale, probabilmente ho scambiato fischi per fiaschi, forse sono solo un surrogato per colmare le assenze di qualcun altro, non lo so. Non mi importa: sono felice così, per il momento, perché è solo questione di tempo  affinché quel gap che mi frena svanisca nel nulla lasciando spazio alla traduzione delle mie parole in fatti.
Il mio mi piaci molto è sincero e non ingloba tutto quello che vorrei dirti, perché ho ancora quel briciolo di razionalità che mi fa dubitare che io sia l'uomo giusto per te; ma questo mio dubbio nasce dal fatto che attualmente sono solo un mucchio di parole. Insomma quanti sanno dire ti amo e poi ti distruggono riducendoti in mille pezzi? Dimostrartelo è il mio obiettivo.
Ho la certezza che tu sei l'uomo giusto per me (grazie sei praticamente perfetto!), anche se non so dare una spiegazione logica inconfutabile, lo so e basta.
Per questo ho smania di chiudere con il mio passato, perché tu sei il mio presente e voglio costruire il mio futuro con te, mio piccolo raggio di sole.
DIARI
16 gennaio 2011
Annaspare


Mi sento come se mi avessero buttato in mare aperto
 e poi mi avessero detto che da qualche parte c'è la riva: arrangiati!
Allora annaspo, sguazzo, smuovo un sacco d'acqua,
 nuoto, provo ad arrivare a riva col rischio di annegare.

Prima o poi arriverò a riva.

 Ma perché non posso poi mandare a quel paese
 chi mi ha buttato in mare senza salvagente?
Anzi, a quanto pare dovrò pue ringraziarli
calorosamente per averlo fatto.

Trovo tutto ciò ingiusto
e molto ipocrito.

DIARI
12 gennaio 2011
In bilico


Sospeso tra il continuare a camminare sul filo del rasoio, lasciarmi cadere o tornare in dietro.
Mi urta non potermi muovere secondo le mie priorità che spesso cozzano con i miei obblighi.
Allora vado avanti pur sapendo che la scelta più saggia sarebbe tornare al punto di partenza, sbrigare le altre mie priorità e poi passare ai miei obblighi con mente e cuore più sereni.
 Si sa adoro complicarmi la vita, allora impiego il doppio, mi stanco il triplo e continuo a camminare sul filo con un pizzico di amarezza, turandomi il naso e sforzandomi di liquidare in quattro e quattro otto i miei obblighi per dare finalmente spazio alle mie vere priorità.


Senza troppi giri di parole: ecco, mi sento un po' un vermiciattolo a dover mettere per un attimo da parte gli amici, anche solo per un paio di giorni, per finire un capitolo della tesi che aborro con tutto me stesso e che butterei dentro la campana della carta senza pensarci due volte.
Ora sì che posso riprendere a scrivere quello obbrobrio!

DIARI
8 gennaio 2011
Storiella sull'attesa
Un mandarino era innamorato di una cortigiana. «Sarò vostra, - disse lei, - solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su uno sgabello, nel mio giardino, sotto la mia finestra». Ma, alla novantanovesima notte, il mandarino si alzò, prese il suo sgabello sotto il braccio e se n'andò.*

Quante volte ho atteso qualcosa o qualcuno con il mio sgabellino? Quante volte attendo? E quante altre volte attenderò?
Tante, forse troppe, che sia stato tutto tempo perso? Non so la risposta.
Ne è valsa la pena? Non saprei.
Rifaresti tutto? Probabilmente sì.

So solo che ogni volta che prendo sotto braccio il mio sgabellino mi sento dannatamente stupido.

Poi mi accorgo che non sono il solo ad attendere e allora mi consola il fatto di non essere l'unico stupido ad aver atteso invano.
Prima o poi riuscirò ad attendere sotto la finestra giusta? E sotto la mia c'è qualcuno?


*Dal paragrafo riguardante l'attesa, dal libro di Roland Barthes « Frammenti di un discorso amoroso ».
DIARI
23 dicembre 2010
Pensieri striscianti
Inaspettatamente mi ritrovo con un'oretta e mezza di libertà, senza né un libro e né il lettore mp3 per ingannare l'attesa. Decido di camminare un po' e di buttare l'occhio alle vetrine, c'è aria di neve, poche luci, decorazioni tristi, la crisi si sente eccome. Troppa gente, mi viene l'ansia, me ne scappo a gambe levate e mi rifugio nel piccolo parco vicino. Non c'è nulla da fare, ho provato ad ingannare il tempo diversamente, ma alla fin fine mi tocca aspettare da solo e quindi mi tocca riflettere. Cammino su e giù lungo il fiumiciattolo, fa freddo e il vento mi scompiglia i capelli, mi piace. Il rumore del traffico è attutito, sembra di essere in un'altra dimensione, il parco non è curato come al solito e qua e là ci sono rami spezzati dalle scorse nevicate e dal maltempo, è un'atmosfera spettrale.
Non voglio pensare ma lo faccio. Penso! Traccio inevitabilmente un bilancio, non mi piace, ormai lo conosco a memoria e non ha più senso farlo. È buffo, ma ogni volta penso solo alle assenze, ai vuoti a ciò che manca nella mia vita; mai una volta che penso a quello che ho già o a quello che ho dato. Probabilmente perché questi ultimi si danno spesso per scontati ed è più semplice cercare quello che manca piuttosto che fare un elenco di quello che si ha già.
Mi fermo a leggere le scritte sul ponticello di legno, ad immaginare le storie e le emozioni che si celano dietro quelle scritte vandaliche: giuramenti di amicizie eterne, l'emozione del primo bacio, suppliche per ricostruire un rapporto, bilanci d'amore, dichiarazioni d'amore, amori finiti...
Poi ci sono i lucchetti con le date sbiadite e le iniziali, opera di Moccia e della sua omologazione  e banalizzazione dell'amore.
Guardo giù, l'acqua scorre velocemente e intanto penso. Questa volta niente bilanci fallimentari, penso all'amore che ho dato e all'amore che ho ricevuto. Anche qui i conti non tornano, e la domanda inevitabile è: sono stato in grado di amare veramente? Non saprei! Dovrei chiederlo agli amori passati, ma loro mi hanno mai amato? Sinceramente credo di no, ma va bene così.
Continuo a camminare fin quando non trovo una panchina e mi siedo. Pessima idea! Ho freddo, tanto freddo, ma non importa, mi piace questa sensazione di semi-assideramento, forse nevicherà, ho lo sguardo perso nel vuoto. Trovo belli gli alberi storti perché mi assomigliano, vedo in loro la mia stessa voglia di crescere nonostante tutto. Piove lievemente, mi piace sentire l'acqua sulla mia pelle. Scivolano con le gocce i pensieri, rivedo i bivi e le scelte sbagliate, parto con i se e con i ma.
Tempo perso: non si costruisce niente con i se e con i ma! Tento di fare mente locale e di buttare le basi per creare un progetto, ma penso e ripenso e giungo sempre allo stesso punto.
Un'assenza è più molesta delle altre, perché più grande e mi nasconde le altre.
Penso che quello che mi manca, ora più di tutto, è l'amore, ma non uno qualsiasi il Grande Amore della Mia Vita!
Più ci penso, più posso affermare che forse ci sono andato abbastanza vicino, ma non basta. E se non fossi in grado di riconoscerlo? E se non arrivasse in tempo? E se non esistesse? Altri inutili se che mi perseguitano.
Ma poi basterebbe un Grande Amore a risolvere tutto? No, ma sarebbe un gran bel punto di partenza, un modo per rimettersi in gioco, un modo per rischiare nella vita. Sì, un altro nodo è quello: penso troppo quando non dovrei e penso poco quando dovrei farlo. Sto sempre lì a pensare alle conseguenze, più sugli altri che su di me; poi penso alle decisioni che ho preso di petto, senza paracadute. Il bilancio è tendenzialmente positivo, peccato che non sempre le ho fatto fruttare, ma quello è un altro discorso. 
Penso a ciò che mi attende nel futuro, ho un po' paura, penso che dovrei buttarmi nella vita di petto e non di testa, aspetto un Grande Amore che spero non si chiami Godot, intanto cerco di buttare le basi per accoglierlo al meglio.
DIARI
21 novembre 2010
Son così se vi pare


È un periodaccio dove niente va come dovrebbe andare, dove mi scontro contro muri e dove le uscite di sicurezza nascondono solo dei baratri ancora più profondi. Sono costantemente in bilico su di un filo con la tentazione di mollare tutto, fare tabula rasa e ricominciare da zero: nuovo posto, nuovi amici, nuove esperienze, nuova vita.
Poi rinsavisco un po' e penso che non sempre si può fuggire perché prima o poi il passato ritorna e bisogna affrontarlo. Insomma, sono già "fuggito" una volta, credo uno dei periodi più felici degli ultimi tredici anni, dove nonostante qualche piccola bagarre, ero riuscito a raggiungere un mio equilibrio: dove se un giorno mi andava di cantare  o ballare in mezzo alla strada lo facevo senza pensieri; dove potevo trascorrere un'ora a guardare il cielo senza sentirmi in colpa per aver speso un'ora della mia vita disteso sull'erba a guardare le nuvole e a sognare; dove le mie infinite fisime paranoiche non erano altro che una mia caratteristica come gli occhi castani e nulla più; dove avevo fiducia in me, nelle mie capacità, nel mondo e dove progettare un futuro  per me sembrava la cosa più bella di questo mondo, perché accanto c'era la convinzione che questo futuro tanto desiderato fosse tangibile, quasi a portata di mano, che la mia felicità fosse proprio dietro l'angolo; che ogni giorno mi riservasse qualcosa di nuovo da scoprire di me, degli altri, del mondo e pazienza che non sempre fossero cose belle.
Pensavo di essere riuscito a vaccinarmi per il futuro, di essere così forte per ritornare e prendere di nuovo in mano le briglie della mia vita.
Invece, lentamente tutto è tornato come prima e forse pure peggio: ingarbugliato in una somma di scelte per lo più sbagliate che non trovo più mie.

In realtà non era questo il post che avrei voluto e dovuto scrivere, perché ce n'era un'altro che avrebbe dato sfogo alle mie ultime frustrazioni date da un progetto infranto e per l'ennesima volta probabilmente rimandato, dall'essere preso in giro, umiliato, sottovalutato... poi però come dopo una tempesta il mare si acquieta e così anch'io in predo alla tempesta o forse di più alla stanchezza, mi sono fermato e mi sono seduto perché in questo momento non so fare altro.
Ci ho provato senza alcun risultato degno, ma ci ho provato e questo mi rende l'amaro più dolce anche se non cambia niente.
Non mi sto lamentando e né mi sto giustificando, sto solo buttando nero su bianco i miei pensieri per dare loro la libertà che non mi sento di avere, eppure nessuno mi ha incatenato fisicamente. Le mie catene sono invisibili e più difficili da spezzare perché non riesco ad arrivare alle loro origini per spezzarle.

Si dice che ognuno è il padrone del proprio destino costruito mattoncino dopo mattoncino, probabilmente è così, anzi certamente è così. Be' io a quanto pare l'ho costruito a casaccio e ora me lo tengo così com'è, perché al peggio non c'è mai fine ma col tempo subentrerà qualcos'altro che in quel momento mi sembrerà peggiore di quelli precedenti, e così via.
È buffo come invece per i ricordi più belli ciò non avvenga, si vede che sono democratici per natura e amano stare sullo stesso piano.

Non sono pessimista ma neanche ottimista: sono realista. Proprio perché sono realista ho una dannata paura di non essere quello che ho sempre desiderato, mi viene automatico costruirmi muri di diamante da cui vedere il mondo ed essere visto filtrato, resistenti a tal punto da non essere scalfiti.
Non riesco a farmi coinvolgere più di tanto, ci provo, ma ogni volta scatta il freno automatico e l'istinto mi porta a correre il più lontano possibile. Chissà quante cose mi sono perso e mi sto perdendo!
Il mio problema è il tempo: ho bisogno di tempo e non ne ho mai a sufficienza. Sono lento, troppo lento per questa società così frenetica che mi costringe ad aumentare il ritmo con risultati disastrosi, portandomi ad essere un disadattato: sempre fuori luogo, fuori tempo, fuori modo, fuori.
Sto cercando di amarmi, di volermi bene, ma è un po' come pretendere di fare un'immersione nelle fosse delle Marianne con scarponcini da trekking e piccozza o come scalare l'Everest con pinne, fucile ed occhiali; ma si fa quel che si può.
Sono alla disperata ricerca di me stesso, di quello che voglio per il mio futuro.
Mi sento come un novello Indiana Jones che parte per una nuova avventura, solo che la mia bussola si è rotta e la mia cartina geografica è solo un immenso foglio bianco con un bel punto interrogativo in mezzo.
Cerco i pezzi del mio puzzle per ritrovare me stesso, la mia libertà, la mia forza che so di avere smarrito da qualche parte. Cerco di sconfiggere le mie paure che mi stritolano, cerco di andare avanti, cerco  di ricostruire ciò che ho costruito così maldestramente.
Ho bisogno di svegliarmi, di avere voglia di rimettermi ogni giorno in gioco, di avere la voglia di scoprire, di essere di nuovo curioso della vita, ma soprattutto di essere concreto nella buona e nella cattiva sorte, ho bisogno di me solo che mi secca ammetterlo.
Sono così se vi pare, altrimenti fa lo stesso.

DIARI
10 novembre 2010
Rush finale


Ansia a mille.
Stanchezza incalzante.
Pignoleria perenne,
Cambio idea fulmineamente.
Scrivo e cancello, riscrivo e ricancello.
La luce in fondo al tunnel mi sembra sempre più lontana.
Sopravviverò anche a questo, almeno credo.
DIARI
3 novembre 2010
Chi si ferma è perduto


Sono così stanco che se smettessi di correre un po' crollerei in un batter d'occhio.
Se mi fermassi a riflettere sarebbe la fine.
Se tirassi le somme i conti non tornerebbero.
Ho bisogno di credere al castello di menzogne che sto costruendo, mattoncino dopo mattoncino, perché non sono sufficientemente forte.
1 + 1 non fa necessariamente 2: nel mio caso è sempre e solo 1.
Devo essere più egoista ed egocentrico perché sono 1.
È una faticaccia autoconvincersi che essere 1 è la cosa migliore che mi potesse capitare.
Mi devo abituare perché cosa potrei offrire in questa bolgia di "mercato" della vita dove si incontrano le domande e le offerte?
Su due piedi è spontaneo rispondere
niente!
Forse non è così, ma se come prima risposta mi viene in mente
niente, be' è più che ragionevole che il mio risultato sia sempre e solo 1.
Ho bisogno di nuovi stimoli, di nuove avventure.
Scappare non risolverà niente, ma servirà a prendere tempo che non ho, a ricaricare energie.
È buffo, ma l'altrui felicità mi ferisce perché accresce il baratro tra ciò che potrei avere e ciò che in realtà non ho e che probabilmente non avrò mai.
Più questo baratro si amplia e più mi perdo, più mi perdo più tralascio piccoli pezzi di me.
È un circolo vizioso dove non riesco a distinguere dove finisce il mio
IO reale e dove inizia il mio IO virtuale creato dalle aspettative e dalle attese degli altri nei miei confronti.
Non mi resta che continuare a recitare che tutto va bene, ormai sono talmente abituato che parto in automatico, credo sia la cosa che mi riesce meglio.
Ho paura di un altro black out, del cupo nero opprimente, e non so cosa fare.
 So solo che
devo correre per sfuggire al terreno che si sgretola sotto i mei piedi.
So solo che devo trovare in me la forza per reagire a tutta questa stanchezza, a tutto questo mal di vivere che mi stritola e che non mi fa andare avanti
.
DIARI
10 ottobre 2010
Té per tutti!


Ho smesso di distinguere il giorno dalla notte per entrare in un universo temporale tutto mio, mica mi ricordo che giorno è per i normali terrestri. Ho una memoria labile e inattaccabile allo stesso tempo, peccato che non so quando intervenga l'una o l'altra nell'immagazzinare le informazioni.
E così capita che metti a bollire dell'acqua per il té, visto che ormai sei talmente assuefatto dalla teina che quando i suoi livelli scendono sbalestri di brutto, e poi te ne dimentichi. Ripassi da lì che l'acqua è quasi completamente evaporata e ne aggiungi dell'altra, poi te ne dimentichi di nuovo e così via. Alla quarta o quinta volta o forse più, capisci che sei più matto del Cappellaio Matto e che forse dovrei dormire di più e staccare la spina, ma poi il senso di colpa mi assale.
Il tempo passa in fretta con i treni della vita, peccato che non sono quelli di treintalia altrimenti potrei prendermela comoda. Che ansia di non farcela e di toppare di nuovo! Se mi fermo a pensare sono perduto perché so già che non è questo che volevo, ciò che desideravo o quanto meno non in questo modo. Ma va be' ognuno è artefice del proprio destino e quindi che mi lamento a fare, visto che ho fatto tutto da solo. Un bel capolavoro di casini, non c'è che dire! Ma almeno è il MIO "capolavoro", unico nel suo genere per (s)fortuna.
Be' se qualcuno mi traduce ciò che ho scritto e mi fa un disegnino, sono a cavallo! perché non ne ho la più pallida idea e comunque ho finito il té.
Vado a rifarlo sperando di non dimenticarmelo, certo che però i pensieri brutti col cavolo che li dimentichi eh! Va be' té per tutti!



Ps: prima che me ne dimentichi di nuovo e passi l'intera giornata ad arrovelarmi il cervello per riuscire a cavare sangue da una rapa e ricordarmi che... squillino le trombe prego, rullate i tamburi, applausi: qualche giorno fa è nato il piccolo Cesare, un bacio a lui e congratulazioni alla Nonnina e al Nonnino che sono diventati genitori, e non ho alcun dubbio che saranno degli ottimi genitori. Auguroni!
DIARI
3 ottobre 2010
Ma come fanno i marinai...


Ma come fanno i marinai
a riconoscere le stelle
sempre uguali sempre quelle
all'Equatore e al Polo Nord [...]


Come si fa a voltare pagina facilmente? Io impiego ere geologiche per farlo e mi sembra sempre di non averlo fatto mai definitivamente.
Come si fa a dire dopo due minuti "ti amo"? Io impiego settimane se non mesi e se lo dico prima sto mentendo sapendo di mentire.
Come si fa a non essere imbranati di fronte alle persone che ci piacciono? Per me è matematico, più una persona mi piace più divento imbranato e più sembro uno con due mani e due piedi sinistri e divento goffissimo.
Come si fa a fidanzarsi con la stessa facilità con cui ci si cambia le mutande? Giuro che non ci arrivo.
Come si fa a dire "mi è rimasto nel cuore" con la stessa facilità con cui si respira? Avranno una portaerei al posto del cuore?
Come si fa a capire qual è la persona giusta per ognuno di noi? Se qualcuno l'ha scoperto mi sveli il segreto!
Come si fa ad innamorarsi sul serio e ad essere amati con la stessa intensità? Non l'ho mica capito.
Come si fa a rimettere le tessere del puzzle della propria vita al posto giusto? Ci provo ma non si incastrano!
Come si fa a non morire dentro? Mi sforzo, ma boh! Non vedo grandi risultati.
Come si fa ad essere al posto giusto nel momento giusto? Io sono un drago ad essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Come si fa a vivere? Boh! Non me lo ricordo più.
DIARI
11 settembre 2010
Caos (an)affettivo: elogio della solitudine


Non so proprio da dove devo iniziare per mettere ordine nei miei pensieri, nel caos della mia mente e della mia anima, ma ci provo.
Credo di essere una persona anaffettiva, di sicuro anormale, con reazioni imprevedibili finanche a me stesso.
Il perché delle affermazioni precedenti? È semplice, ho visto una foto di M. con il suo ragazzo A. e  invece di odiarlo o di trovare un difetto ai due, la prima cosa che mi è venuta in mente è che stanno bene insieme, sono carini e che sono una famiglia. Il pensiero successivo è stato quello di riconoscere che è realmente felice, quella felicità che io certamente non sarei stato in grado di dargliela, ma non perché non lo amassi veramente ma perché sono totalmente incapace a gestire le mie emozioni e a rapportarmi con qualcuno in maniera sana.
I fallimenti dei miei precedenti amori ne sono la prova più che evidente: non so amare.
Tutto ciò dipende dal fatto che: tolta la mia proverbiale timidezza, educazione e riservatezza marchiata a fuoco sulla pelle, in realtà sono una persona profondamente narcisista, dannatamente egocentrica, con manie di grandezza, altamente distruttivo e  un potenziale gran bastardo, cattivo fino al midollo e crudele come non mai.

Non so amare questa è la triste realtà ed è inutile girarci intorno. Se non ho imparato ad amare alla soglia dei 30 anni dubito che potrò farlo in futuro. Non amo me stesso posso amare gli altri?

Non sono come gli altri ed è inutile che mi sforzi nell'omologarmi perché sarò sempre diverso da loro. Anche l'amore non fa per me, mi piace perché mi piacciono le cose belle ma per il resto ben venga la mia solitudine: lei sì che non mi abbandona! Lei sì che è sincera proprio perché è vera.
Perché è così difficile da capire? Amo la solitudine e la solitudine mi ama e allora perché non può essere la mia compagna di vita?
Certo la solitudine è una gran puttana perché se la fa un po' con tutti, ma sotto sotto so che io sono il suo preferito e ciò mi rende più speciale.
Gli altri si tengano stretto l'amore io voglio la solitudine. Quando mi peserà, semplicemente attingerò alla mia immensa fantasia, magari la tradirò un po' lungo il mio percorso ma è colpa della mia imperfezione da umano. Che c'è di strano? La solitudine mi addomestica da trent'anni, l'amore non può competere con lei.
Tutti hanno sulla faccia della Terra la propria metà, ma c'è sempre un'eccezione e quella sono IO; a me ora sembra abbastanza chiaro e sono in pace con me stesso.
Pongo fine alle mie ricerche del grande amore della mia vita perché semplicemente a me è toccato non averne uno, o meglio in fondo ce l'ho già ed è la mia solitudine e ora mi basta, quindi è inutile sprecare altre energie.

So che Madre Natura o Dio o chi per loro quando mi hanno creato hanno pasticciato con gli ingredienti e mi hanno donato troppo amore, talmente tanto che non sono in grado di dosarlo e soffoco ogni cosa con esso, ma con la mia amica la solitudine riesco a darlo in piccole dosi e sono una persona migliore.

Posso sembrare pazzo, anzi sicuramente lo sono, ma giuro che ora  mi va bene così, solo che non capisco perché per gli altri  sia così difficile da capirlo e allora per l'occasione ho ritirato dal cilindro una mia vecchia teoria strampalata che recita più o meno così: sono così figo che sarebbe un delitto appartenere solo ad una persona e di conseguenza non sto con nessuno affinché tutto il mondo intero possa godere delle mie grazie.

Ora va molto di moda gli status alla facebook ed io con orgoglio posso dire di essere impegnato con la solitudine, anzi va voglio fare le cose in grande: felicemente fidanzato ufficialmente con la solitudine, gli altri si arrangino io sono felice così.


DIARI
8 settembre 2010
Come il Bianconiglio...


Come il Bianconiglio ripeto come un disco rotto «È tardi! È tardi!» e mi sembra sempre di avere poco tempo per fare tutte le cose che vorrei e dovrei fare.
Mi sembra di sottrarre il tempo da dedicare solo a me stesso, di rubare quello da dedicare alla mia famiglia, ai parenti, agli amici, alle mie passioni, alla vita e di essere "quasi" assente.

Nonostante mi sforzi di organizzarmi meglio, ho sempre l'impressione di aver dato poco spazio a qualcuno e a qualcosa e non vorrei mai nell'ansia di esserci, ritrovarmi più assente di prima.
Non vorrei perdermi lungo la strada quelle gioie e quei dolori di chi mi sta accanto realmente e virtualmente.

Credo che in questo momento la cosa più brutta che potrebbe succedermi sarebbe proprio sentirmi dire di non esserci stato nei momenti più importanti, da quelli del bisogno a quelli in cui bisogna condividere i successi.

È nell'ordine naturale delle cose che inevitabilmente con qualcuno succederà, ma vorrei che al massimo questi "sventurati" da me ignorati si possano contare sulle dita di una mano e non di certo essere molti di più.

Non vorrei che passasse il messaggio che la mia presenza sia dovuta soltanto a mera convenienza opportunistica, è solo che non sempre ce la faccio a stare dietro agli altri e per questo è inevitabile che mi perda delle cose e che non riesca a conoscere bene le persone a cui tengo.

Forse sono strano, ma questo fatto di non essere sempre presente nella vita delle persone che stimo mi fa sentire un piccolo vigliacco opportunista e ciò mi mortifica.
Non lo faccio di proposito e che non volendo passare per invadente mi dimentico del fatto che si possa essere presenti con discrezione, in più nei rapporti umani sono un disastro completo e pur sforzandomi di essere perfetto sono la somma delle imperfezioni e ci casco sempre.
DIARI
5 settembre 2010
La forza della fragilità


Ci sono giorni in cui sei così forte che potrebbe crollarti il mondo addosso e tu ti rialzeresti un secondo dopo togliendoti con piccoli buffetti la polvere dalle spalle, come se non fosse succeso niente.

Ci sono giorni in cui sei così fragile che anche un granellino di polvere potrebbe stenderti in un batter d'occhio e ogni cosa ti pesa come non mai, finanche la più piccola delle inezie sembra possedere un peso enorme, troppo spropositato affinché le tue spalle ne portino il peso.

Ci sono giorni invece in cui sei una via di mezzo: né troppo forte e né troppo fragile.
La sottile linea che divide la forza dalla fragilità è come un vetro, puoi vederla ma basta alitarci sopra e non vedi più niente o più semplicemente basta tenerlo sporco per dimenticare dove inizia l'uno e finisce l'altro.

Oggi è uno di questi in cui non distinguo né l'uno e nell'altro e mi sembra di vagare alla cieca, non percependo se posso o meno rischiare e in che misura rischiare.


«Le ali non sono adatte per camminare sulla terra» e
«Non c'è nessuno che gli insegni come liberarsi di queste ali?»
(Yukio Mishima)

DIARI
3 settembre 2010
Grigio


Il vento che scompiglia le foglie mi porta la nostalgia dei ricordi.
Le gocce di pioggia scivolano via ad una ad una portando con sé il mio entusiasmo.
Il freddo mi riporta quel senso angosciante di apatia e di indolenza.
Il buio illumina l'immenso senso di vuoto e di solitudine che mi accompagna.


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permalink | inviato da Principe Kamar il 3/9/2010 alle 19:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
DIARI
28 agosto 2010
Più giù di così c'è solo da scavare


Non sono depresso, è solo che sono amareggiato dal fatto che nonostante i miei sforzi di riportare la mia vita sui binari che decido io, gli scambi ovvero gli imprevisti non me lo permettono.
Poi mi irrita il fatto che dovrò probabilmente (sicuramente) rinviare a qualche mese più in là un progetto a cui tenevo con lo slittamento dei restanti e la colpa è solo mia, anche se al 50%, ma ciò mi rode lo stesso se non più, e che cavolo!

In compenso posso sussurrare che forse sono guarito dal mio mal d'amore, certo dopo quattro anni non sarebbe pure ora? Ma io sono lento di comprendonio e con i sentimenti, dunque non c'è da meravigliarsi più di tanto. Spero solo che non sia un falso allarme, ma non credo sono passato alla fase in cui mi "vergognavo" di amare uno come M. e sono in quella in cui merito di meglio perché io valgo, anche se ogni volta che lo dico penso di essere un  testimonial L'Oréal. Maledetta pubblicità! Maledetto ME!
DIARI
3 agosto 2010
Setticemia dell'anima
È da un po' che non scrivo perché ho la mente piena di pensieri di tutti i tipi.
Penso troppo e non va bene per niente perché poi non riesco a riordinare i pensieri e a lasciarli andare via.

Sento una specie di cappa, un masso invisibile che mi opprime e poi sono tanto stanco.
La mia non è proprio stanchezza fisica o mentale, ci sono pure quelle, ma piuttosto una stanchezza dell'anima e non so proprio come affrontarla.
Mi sento spiazzato più che mai, mi sembra di girare in tondo e di non andare né avanti e né dietro.

Sono umorale più che mai, lunatico, apatico, nervoso, astioso e perdo un sacco di tempo inutilmente a farmi pippe mentali di ogni tipo. Lo so che è nella mia natura farmele, ma un conto è farsi un paio di paranoie e un altro è macinarne infinite contemporaneamente.
Se utilizzassi tutte queste energie per fare qualcosa di utile potrei scalare l'Everest, immergermi nelle fosse delle Marianne, fare il giro del mondo e tanto ma tanto altro ed essere fresco come una rosa, e invece no!

È da troppo tempo che sto così e mi fa incazzare il fatto che nonostante provi a reagire mi sembra di rimanere sempre immobile mentre gli altri vanno avanti.

Vorrei conoscere il primo che ha detto che il tempo aggiusta tutto e tutto passa perché in questo momento un bello sputo in un occhio non glielo leva nessuno, e che c***o!
Le ferite non sempre si rimarginano come dovrebbero e a volte capita pure che la ferita faccia infezione... ecco le mie sono quasi tutte diventate infezioni.

Credo di avere la setticemia dell'anima, non so se esiste ma io ce l'ho perché il dolore lo sento e quello che più mi spaventa sono le mie reazioni totalmente imprevedibili nel gestirlo.
Odio quando sto così, quando non riesco a controllare le mie azioni, i loro effetti ma soprattutto le mie emozioni.

Attraversami il cuore,
il peso della solitudine è variabile
l’amore si può mancare per un attimo
Attraversami il cuore,
perché arriva troppo presto
o troppo tardi si fa ricordare
e ritrovare i momenti perduti non è facile


Sto tirando troppo la corda e quando si spezzerà che farò?
DIARI
22 luglio 2010
Idee "brillanti"
Mentre cazzeggiavo su facebook, ho realizzato di non avere tra i miei amici nessun compagno di classe delle superiori e allora ho avuto la "brillante" idea di fare una ricerchina su alcuni di loro, giusto per aggiornarmi un po'.

Ora ringraziando il fatto che non tutti sono degli assi con le impostazioni della privacy, con alcuni ho fatto una full immersion nelle loro attuali vite, altri un po' meno e mi sono reso conto del perché non ho chiesto loro l'amicizia, semplicemente perché una buona parte di loro mi stanno sullo stomaco e sì lo so che tra i contatti del mio io reale c'ho gente alle quali non affiderei neanche il mio peggior nemico e quindi potrei benissimo aggiungerli, però per il momento non sono ancora arrivato a questo livello di masochismo puro.

Ovvio che ciò dipende dal fatto che il più bravo della classe, quello su cui tutti avrebbero scommesso un futuro radioso certo, ha scelto un corso di laurea poco congeniale ma soprattutto ha avuto un brutto crollo psicofisico al suo primo anno universitario di cui ancora porta i segni piuttosto evidenti che ha condizionato di brutto tutto il resto della sua vita fino ad oggi.

Insomma lo so che la mia vita è un completo disastro e che ci sguazzo beatamente nel farmi del male, ma quel briciolo di orgoglio e di dignità residuali mi impediscono di riprendere dei contatti anche solo formali e ipocriti che potrebbero evidenziarmi ulteriormente i miei fallimenti: la mia autostima è troppo flebile per fare i conti con tutto ciò.

E poi su diciamoci la verità sono passati dieci/unidici anni, ma a me sembra che in realtà ne siano passati un paio, non so come dirlo mi sembre che ho sempre vent'anni e poi sarà stata la mancanza di serenità, il black out totale che ho vissuto che mi ha portato paradossalmente a non vivere per niente; ma tutto ciò come lo spieghi a qualcuno che ti ha conosciuto e che non ha visto l'abisso in cui sei sprofondato perché tu all'esterno recitavi la vita perfetta e mano mano che andava avanti la recita facevi terra bruciata e tagliavi i ponti perché non volevi che gli altri capissero che eri in preda ad un mostro che ti divora dall'interno e ogni giorno ti logora sempre più.

Paradossalmente è più facile raccontarlo a degli estranei per il semplice fatto che non c'è alcun motivo di censurarti proprio perché sono estranei e nel momento in cui decidi di aprirti puoi in ogni momento fuggire senza farti scrupoli.

Ecco allora è brutto dire che ho passato la mia adolescenza ad essere perfetto limitando al minimo le cazzate e comportandomi troppo da adulto giudizioso convinto che tutte le mie rinunce avrebbero portato a ricompense inimmaginabili, per poi ritrovarmi nei miei vent'anni a non riscuotere niente di tutto quanto sperato e a non avere per varie circostanze fortuite più i miei punti fermi, trovandomi ad affrontare contemporaneamente problemi che all'epoca erano troppi e tutti nello stesso momento.

Motivi per cui gli anni universitari sono stati (e lo sono ancora purtroppo) anni legati principalmente ad esperienze completamente negative e dolorose logicamente con momenti di schiarite alternati a momenti ancora più brutti.

Forse per questo ho difficoltà a chiudere il mio percorso universitario, proprio perché continuo a punirmi ciclicamente per non essere stato abbastanza forte da non soccombere e per avere scelto strade facili ma completamente inadatte a me e quindi per forza maggiore sbagliate.

Sto divagando come al solito e né ho intenzione di rileggermi e/o correggermi, comunque non posso fare a meno di pensare come amicizie e inimicizie eterne di fronte ad un social network si siano smaterializzate, fino ad arrivare a risvolti grotteschi che se me l'avessero detto quando frequentavo le superiori non ci avrei creduto minimamente.

In più gente che s'è laureata, che si è sposata, che ha avuto dei figli, invecchiata, gente che se n'è fatta di cotte e di crude diventati compagni di merenda, amici per la pelle che si odiano a morte... forse dentro c'è tanta ipocrisia o solo voglia di sbattere in faccia una felicità reale, presunta o di facciata che sia... non lo so, è strano! Più ci penso e credo che sia tutto uno scherzo.

Più ci penso e più non posso fare a meno di pensare di essere solo con me stesso sempre e ovunque anche in luoghi super affollati, anzi forse più che di solitudine dovrei parlare di estraneità: sì, forse ha ragione Camus e il suo straniero.

Sono uno straniero, un anormale in un mondo di normali alla ricerca dell'affermazione della sua anormalità che lo rende unico ed inimitabile sulla faccia della Terra. Sì, questo sono Io.
DIARI
16 luglio 2010
Troppo stanco
Oggi ho tagliato i capelli ed è buffo pensare che ogni volta che sento il bisogno di tagliarmeli è perché ho bisogno di voltare pagina, che poi alla fin fine non ci riesca be' quello è tutto un altro paio di maniche.
Il mio tagliare i capelli è un po' come il domani in cui si giura che ci si mette a dieta e invece nulla e si rimanda ancora al giorno dopo.

Avrei bisogno di cambiare aria e quasi quasi ho la tentazione di prendere un mappamondo lasciarlo girare e poi boom alla cieca scegliere una meta e partire verso una nuova vita, una nuova esperienza con la consapevolezza che tanto peggio di così non può andare.

Ho incominciato di nuovo a fare terra bruciata attorno a me, in fondo sono bravissimo ad allontanare le persone, che sia questo il mio talento nascosto?

Non sto un granché bene e quei "come stai?" sono delle snervanti domande vuote e per lo più ipocrite alle quali non fai altro che rispondere con un asettico "tutto bene" sforzandoti di essere il più convincente possibile e magari ci aggiungi pure un falso sorriso e tergiversi su altro per non farti leggere in faccia che in realtà sei ridotto ad uno straccio.

Che poi a dirla tutta per sapere come sto basta vedere il colore dei miei capelli e il mio fisico, più sto uno schifo e più i primi diventano bianchi e più lievito di peso indipendentemente da quanto mangio e cosa mangio, potrei nutrirmi d'aria ma quando non sto bene ingrasso lo stesso.
Invece quando sto veramente bene i capelli bianchi svaniscono e posso pure strafogarmi tanto dimagrisco a vista d'occhio. Questi due sembrano gli indicatori esterni della mia (in)felicità.

Mi mancano di nuovo solo gli attacchi di fame nervosa e il quadretto è veramente desolante.

Sono in caduta libera, però prima o poi dovrò pure fermarmi.

Ormai non faccio che ripetermi che devo resistere. Ma poi perché resistere? Insomma non sarebbe il caso di mollare tutto?

Ho la tentazione di rientrare nella mia fortezza e di ri-autoconvincermi che da solo sto da Dio e che non ho bisogno di niente e di nessuno.

Sono confuso, deluso, sono alla deriva e non riesco a capire se voglio nuotare verso la riva e mettermi in salvo o se preferisco annegare andando a largo.

Sono solamente troppo stanco...
DIARI
15 luglio 2010
Sono una persona orribile
Sono una persona orribile perché per un attimo mi sono sentito la persona più infelice sulla faccia della Terra perché su quel divano, tra le sue braccia a scambiarsi tenerezze con in sottofondo questa canzone c'è un altro uomo, e quell'uomo non sono io.

È devastante, mi sento svuotato, mi sembra di morire da un momento all'altro e invece nulla.
Ho gli occhi lucidi, vorrei piangere ma non ci riesco e se ci riuscissi forse dopo mi sentirei meglio.
Ho un nodo alla gola, vorrei urlare ma dalla mia bocca non esce alcun suono.

Sono una persona orribile perché vorrei essere il suo ragazzo solo per stare tra le sue braccia.
Sono una persona orribile perché ucciderei per essere tra le sue braccia.
Sono una persona orribile perché invidio questo sconosciuto che è il suo ragazzo.
Sono una persona orribile perché sono geloso di uno sconosciuto, senza alcun diritto.
Sono una persona orribile perché penso che con me sarebbe più felice, anche se forse non lo sa.
Sono una persona orribile perché lui merita di meglio e cioè Me e non l'altro.
Sono una persona orribile per questo e molto altro.
Sono una persona orribile perché spero che lui cambi idea e scelga me.
Sono una persona orribile perché penso tutto ciò che ho scritto qui.
Sono una persona orribile perché mi sento in colpa per aver pensato tutto ciò, perché non ne ho il diritto, perché non mi ama e me l'ha detto chiaro e tondo senza voli pindarici.
Sono una persona orribile perché con tutti problemi che ho, mi fisso su quello che razionalmente parlando non è un problema.
Sono una persona orribile perché rovino sempre tutto perché voglio di più, quel di più che più cerco e più mi viene negato.
Sono una persona orribile punto e basta, per questo non merito di essere felice, per questo sono condannato alla solitudine eterna.

«Il violino armonico che avevi dentro si è rotto per sempre. Inutile sperare. Così spero che qualcuno bussi alla porta, e non solo il vento» (Alda Merini).

Qui neanche il vento bussa alla mia porta perché non merito neanche la sua consolazione.

Chissà quanto male avrò fatto nelle mie vite precedenti per meritarmi ciò.

Devo farmene una ragione o forse dovrei solamente andare da un bravo psicoterapeuta ma parecchio bravo.

DIARI
14 luglio 2010
Parole


Sconfitta
Inerme
Delusione
Amarezza
Rabbia
Dolore
Buio

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permalink | inviato da Principe Kamar il 14/7/2010 alle 11:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
DIARI
10 luglio 2010
Montagne Russe


Mi sento come se fossi sulle montagne russe: un attimo prima sono in cima al mondo e nulla mi spaventa, un attimo dopo sono giù in fondo nell'abisso;
un secondo prima rido a crepapelle e un secondo dopo piango disperatamente;
 prima costruisco e dopo distruggo...

Poi ad un tratto sento quel senso di vuoto farsi spazio tra le mie emozioni e i miei pensieri proprio come quando stai su in cima alle montagne russe e in un lampo ti senti lo stomaco e il cuore in gola mentre a tutta velocità scendi giù in picchiata: ecco, il senso di vuoto è tale e quale a quella sensazione lì, è inevitabile, inarrestabile, ma soprattutto spiazzante perché non esiste un motivo ben preciso per cui stai così da schifo, sei semplicemente inerme e aspetti che passi in fretta, non provi minimamente a contrastarlo.

E poi come è arrivato se ne va e ti accorgi che la tua vita è proprio piena, intensa, a tratti potresti esagerare sbilanciandoti affermando che sia "quasi perfetta", cambieresti poco o nulla e intanto sei lì che lentamente risali, con quella sensazione di pesante soddisfazione trionfale che aspetti di arrivare in cima e fermarti a guardare il mondo.

Una volta lì, vorresti che il marchingegno si bloccasse per bearti di tutto il panorama, o semplicemente del cielo che ti sembra così vicino da afferrarlo e invece è un attimo e si riprende la corsa.

Se dovessi definire la mia vita la paragonerei senza ombra di dubbio ad un'eterna corsa sulle montagne russe.
DIARI
15 maggio 2010
In breve:
    • sono orgoglioso di me perché nonostante tutto non sono crollato;
    • odio il cannocchio perché m'ha cancellato in parte il post che avevo scritto ero sto riscrivendo;
    • ho un nuovo orribile taglio di capelli che grazie al mio colorito bianco lunare assomiglio a Edward mani di forbici ma senza occhiaie;
    • ho fatto le mie congratulazioni ad M. per il suo fidanzamento ufficiale naturalmente non con me e sembra neanche con chi?;
    • ho riflettutto se le mie congratulazioni mi trasformassero in un falso Giuda ipocrita, ma sono veramente felice che si sia fidanzato poiché se lo merita perché è una splendida persona nonostante tutto, certo è ovvio che con me sarebbe stato più felice ma a 'sto punto 'sti cazzi!
    • mi piacerebbe sapere chi sia il fortunato giusto solo per curiosità e nulla più;
    • ho preso con il sorriso sulle labbra la notizia del suo fidanzamento;
    • sono fiero del mio colorito bianco lunare che adoro e questo mal tempo capita a fagiulo;
    • domani mi tocca una pallosissima comunione con tutti gli "amati" parenti;
    • quasi tutti i miei cugini maggiorenni ma più piccoli di me porteranno i rispettivi fidanzati, che tristezza!
    • vorrei essere fidanzato solo per rompere le scatole domani e su facebook;
    • soprattutto su facebook in modo tale da cambiare status, fare tante foto minchioni con la bocca corrucciata a mo' di culo di gallina, ça va sans dire scattante in bagno con la mia dolce metà in pose pseudo-sexy rompendo le scatole a tutti i miei contatti obbligandoli a commentare;
    • il punto precedente non nasce dall'invida per M. ma solo perché è una cazzata e io sono del parere che periodicamente una cazzata bisogna farla, ma anche no;
    • questo post doveva essere breve ma così non è;
    • domani come diavolo mi vesto se fa così freddo?
    • domani spero di sopravvivere perché:
    Moi je veux mourir sur scène devant les projecteurs
    Oui je veux mourir sur scène,
    Le cœur ouvert tout en couleur
    Mourir sans la moindre peine
    Au dernier rendez-vous
    Moi je veux mourir sur scène
    En chantant jusqu'au bout
    Mourir sans la moindre peine
    Du corps bien orchestré
    Moi je veux mourir sur scène,
    C'est là que je suis né.
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