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PrincipeKamar
Blog semi-serio di un Principe dalle Mille e Una Notte
 
 

Il mio profilo al 27/11/2005 data di nascita di questo blog:
Sono il Principe Kamar, figlio di re Shariman, erede al trono del Regno delle Isole Kalidan, attualmente in terra "straniera" (l'Italia), alla ricerca del mio grande amore la principessa Budur. Dopo lunghe avventure dalle Mille e una Notte, costernate di gioie e di dolori, dove il pericolo è sempre in agguato, riuscirò con l'aiuto dei Ginn e il provvidenziale aiuto della loro principessa Maimuna, a vivere come ogni fiaba si rispetti "e vissero felici e contenti"? Lo scopriremo insieme...
Seguite le mie avventure strampalate nel mio magico mondo, perché in fondo anch'io «Sono come il vento, non dirò mai che sono in procinto di partire perché, come il vento, non potrò mai dire: eccomi sto per arrivare». (Antonio Gades)

Il mio profilo oggi al 04/09/2009:
Per leggerlo clicca QUI.

I miei interessi
Amo la danza, l'arte e tutta la cultura in generale. Adoro ballare, leggere e sognare.
I sogni sono le uniche cose che mi sono rimaste e che mi mantegono ancora a galla in questa complicata e caotica vita moderna.

PER CONTATTARMI: principekamar[AT]gmail.com
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CULTURA
24 maggio 2011
Pillole di saggezza 25
«Abdicare ai propri sogni è una colpa imperdonabile»
Pupi Avati


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letteratura
4 maggio 2011
Non avessi sperato in te
Non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani è già passato.


Alda Merini da "Folle, folle, folle d'Amore per te" (2002)
letteratura
2 maggio 2011
Gitanjali - XVII
Attendo soltanto l'amore
per abbandonarmi alfine
nelle sue mani.
Per questo è così tardi
e mi sono macchiato
di tante colpe e omissioni.

Vengono con le loro leggi
e i loro codici a legarmi;
ma io sempre li eludo;
perché attendo soltanto l'amore
per abbandonarmi alfine
nelle sue mani.

M'incolpano e mi chiamano sventato
e non ho dubbi
che l'accusa è fondata.

Trascorso è il giorno del mercato,
i lavori sono stati terminati.
Coloro che invano son venuti
a chiamarmi, son tornati delusi.
Io attendo soltanto l'amore
per abbandonarmi alfine
nelle sue mani.

Rabindranath Tagore (1861-1941) da Gitanjali (1912)
letteratura
21 marzo 2011
Io pronuncio il tuo nome



Io pronuncio il tuo nome nelle notti oscure,
quando giungono gli astri a bere nella luna,
e dormono i rami delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto di passione e di musica.
Folle orologio che canta antiche ore defunte.

Io pronuncio il tuo nome in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle e più dolente della mite pioggia.

Ti amerò come allora qualche volta?
Che colpa ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare con le dita la luna!


Federico García Lorca (1898-1936)

CULTURA
9 marzo 2011
Ho sceso dandoti il braccio
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.


Eugenio Montale (1896 – 1981)
CULTURA
25 febbraio 2011
Gitanjali - XIII
Il canto che  venni a cantare
non ho ancora cantato.
Tutto il mio tempo ho passato
a tendere e ad allentare
le corde del mio strumento.

Il tempo non è venuto giusto,
le parole non sono state disposte
correttamente.
Nel mio cuore c'è solamente
un'agonia di desideri.

Il fiore non è sbocciato
e il vento passa sospirando.

Non ho veduto il suo volto,
la sua voce non ho ascoltato -
ho udito soltanto i suoi passi
sulla strada davanti alla mia casa.

Un giorno intero ho passato
lungo come una vita
a stendere in terra il tappeto
dov'egli possa sedersi.
Ma la lampada non è stata accesa,
e non posso invitarlo ad entrare.

Vivo nella speranza
di poterlo alfine incontrare,
ma non l'ho ancora incontrato.

Rabindranath Tagore (1861-1941) da Gitanjali (1912)
CULTURA
20 febbraio 2011
Appartenenza
«Appartenere a qualcuno significa entrare con la propria idea nell'idea
di lui o di lei e farne un sospiro di felicità
»
Alda Merini (1931-2009)

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CULTURA
18 febbraio 2011
Gitanjali - XVIII
Nubi su nubi s'addensano
e si fa buio
Amore mio, perché mi lasci tutto solo
ad attendere fuori della porta?

Io sono tra la folla a mezzogiorno,
quando ferve il lavoro,
ma in questo giorno buio e solitario
sei tu la mia sola speranza.

Se non mi mostri il tuo volto,
se solo mi lasci in disparte,
come potrò sopportare
queste lunghe ore di pioggia?

Lo sguardo si perde lontano
nell'oscurità del cielo,
e il mio cuore vaga gemendo
col vento che soffia incessante.



Rabindranath Tagore (1861-1941) da Gitanjali (1912)

    
letteratura
16 febbraio 2011
Come son pesanti i giorni
Come son pesanti i giorni,
a nessun fuoco posso riscaldarmi,
non mi ride ormai nessun sole,
tutto è vuoto,
tutto è freddo e senza pietà,
ed anche le care limpide stelle
mi guardano senza conforto,
da quando ho appreso nel mio cuore,
che anche l'amore può morire.


Federico García Lorca (1898-1936)

cinema
7 febbraio 2011
Gli amori impossibili



«Stava con me anche quando non c'era. Nella mia testa io dormivo con lui, e con lui mi svegliavo la mattina. Tutti questi anni non ho mai cessato di amarlo. È stata una cosa bella ma insopportabile.
Gli amori impossibili non finiscono mai. Sono quelli che durano per sempre
».

Ilaria Occhini in Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek (2010)

CULTURA
1 febbraio 2011
Pillole di saggezza 24
«La più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore»

François-Marie Arouet, più noto con lo pseudonimo di Voltaire (1694–1778)


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CULTURA
29 gennaio 2011
Pillole di saggezza 23
«Amore e tosse non si possono nascondere»

Publio Ovidio Nasone (43 a.C. – 18 d.C.)


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CULTURA
21 gennaio 2011
Pillole di saggezza 22
«Se facessimo veramente tutto ciò che siamo capaci di fare, rimarremmo letteralmente sbalorditi».

Thomas Alva Edison (1847 - 1931)

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letteratura
17 gennaio 2011
Le petit prince
— Adieu, dit-il…

— Adieu, dit le renard. Voici mon secret. Il est très simple : on ne voit bien qu’avec le cœur. L’essentiel est invisible pour les yeux.

— L’essentiel est invisible pour les yeux, répéta le petit prince, afin de se souvenir.

— C’est le temps que tu as perdu pour ta rose qui fait ta rose si importante.

— C’est le temps que j’ai perdu pour ma rose… fit le petit prince, afin de se souvenir.

— Les hommes ont oublié cette vérité, dit le renard. Mais tu ne dois pas l’oublier. Tu deviens responsable pour toujours de ce que tu as apprivoisé. Tu es responsable de ta rose…

— Je suis responsable de ma rose…  répéta le petit prince, afin de se souvenir.


Antoine De Saint-Exupéry «Le petit prince»  Chapitre XXI




letteratura
11 gennaio 2011
Da " La clinica dell'abbandono"
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.


Alda Merini da "La clinica dell'abbandono" (2004)

letteratura
7 gennaio 2011
Lettere a un giovane poeta 4
«Non abbiamo nessuna ragione di diffidare del mondo.Se vi sono degli spaventi, sono i nostri: se vi sono degli abissi, sono i nostri abissi; se ci sono dei pericoli dobbiamo sforzarci di amarli. Se costruiamo la nostra vita su questo principio, allora tutto quello che ancora oggi ci sembra estraneo ci diverrà famigliare e fedele. Come dimenticare quegli antichi miti che si trovano all'inizio della storia di tutti i popoli; i miti di quei draghi, i quali, nell'attimo supremo, si cambiano in principesse? Tutti i draghi della nostra vita sono forse principesse che aspettano di vederci belli e coraggiosi. Tutte le cose terrorizzanti non sono forse che cose senza soccorso, che aspettano che noi le soccorriamo. Così caro signor Kappus, non dovete spaventarvi, quando una tristezza si fa in voi, fosse anche una tristezza più grande di tutte quelle che avete finora vissute. Quando un'inquietudine passa, come ombra o luce di nuvola, sulle vostre mani e sul vostro fare, dovete pensare che qualche cosa sta avvenendo in voi, che la vita non vi ha dimenticato, che la vita vi tiene nelle sue mani e non vi abbandonerà»

Lettera di Rainer Maria Rilke a Franz Xaver Kappus (Borgeby Gard - Fladie - Svezia, 12 agosto 1904) in «Lettere a un giovane poeta»

CULTURA
3 gennaio 2011
Pillole di saggezza 21
«L'amicizia, come l'amore, richiede quasi altrettanta arte di una figura di danza ben riuscita.
Ci vuole molto slancio e molto controllo, molti scambi di parole e moltissimi silenzi.
Soprattutto molto rispetto
».

Rudolf Nureyev (17 marzo 1938 - 6 gennaio 1993)


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letteratura
17 novembre 2010
Pillole di saggezza 20
«Da un certo punto in avanti non c'è più modo di tornare indietro. È quello il punto al quale si deve arrivare»
Franz Kafka (1883-1924)


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CULTURA
20 ottobre 2010
Pillole di saggezza 19
«Ciò che fa l'originalità di un uomo, è che egli vede una cosa che tutti gli altri non vedono»

Friedrich Nietzsche (1844-1900)


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CULTURA
16 ottobre 2010
Amleto
«Ci sono molte più cose in cielo e in terra di quante non ne immagini la tua filosofia»

William Shakespeare da Amleto (1603)


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CULTURA
9 ottobre 2010
Pillole di cinismo 2
«Dio creò l'uomo e, trovando che non era abbastanza solo, gli diede una compagna perché sentisse più acutamente la sua solitudine»

Paul Valéry (1871 – 1945)

CULTURA
8 ottobre 2010
Lettera a un giovane poeta 3
«La solitudine è una: per la sua essenza essa è grave e grave è il suo peso. Quasi tutti conoscono ore che baratterebbero volentieri con un'amicizia qualunque, per quanto banale e mediocre essa fosse, contro l'apparenza del minimo accordo col primo venuto, perfino col più indegno... Ma forse, queste ore, sono precisamente quelle in cui la solitudine ingrandisce e la sua crescita è dolorosa come quella dei bambini, triste come il primo sentore della primavera. Non ne siate turbato. Una cosa sola è necessaria: la solitudine. La grande solitudine interiore. Andare con sé stessi, e per delle ore, non incontrare nessuno, è a questo che bisogna giungere. Esser soli come il bambino quando le persone grandi vanno e vengono, mescolate a cose che ad esso sembrano grandi e importanti solo perché i grandi se ne interessano e il bambino non capisce niente di ciò che fanno»

Lettera di Rainer Maria Rilke a Franz Xaver Kappus (Roma, 23 dicembre 1903) in «Lettere a un giovane poeta»

letteratura
5 ottobre 2010
Attese

Non è ancor giorno, volgo il viso
senza alzarlo dal cuscino,
rovescio gli occhi e guardo il cielo
come l'acqua Narciso.

Indistinto, senza colore
per l'ora che precede l'alba
dietro quel cielo grigio
aspetto il nascere del sole.

18 marzo 1934

Carlo Levi (1902-1975)




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CULTURA
2 ottobre 2010
Lettere a un giovane poeta 2
«Leggete il meno possibile opere critiche o estetiche. Sono prodotti di spiriti faziosi, pietrificati, privi di senso nella loro rigidezza, senza vita, oppure abili giochi di parole; un giorno vi detta legge un'opinione, un altro l'opinione contraria. Le opere d'arte sono di una solitudine infinita; nulla è peggio della critica per accostarvisi. Solo l'amore può afferrarle, custodirle, esser giusto verso di loro»

Lettera di Rainer Maria Rilke a Franz Xaver Kappus (Viareggio, 23 aprile 1903) in «Lettere a un giovane poeta»
letteratura
29 settembre 2010
Senza titolo
Il tempo è come un monte
compatto e chiuso nei ghiacci:
aspetto che tu mi chiami
e sciolga col fiato quei lacci.

Tu balli e ti volgi, varia
come l'ombre sulla tua fronte
fatta di riccioli, d'aria
bionda, di bosco e di fonte.

Dura la morte precaria
ristretta agli attesi richiami
finché tutto s'apre: m'abbracci
e mi dici che m'ami.


marzo 1935                                             Carlo Levi (1902-1975)

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letteratura
28 settembre 2010
Momento
Così passa nell'aria
un momento dimenticato
singolare, colorato
del suo proprio colore:
mi par d'esser liberato,
ma ripiomba in mezzo al cuore
come una macchia nera
l'alta angoscia che non varia.
Non si scosta ma si dispera.


Carlo Levi (1902-1975)


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CULTURA
23 settembre 2010
Pillole di saggezza 18
«E dopo tutto cos'è una bugia? Solo la verità in maschera»

Lord George Gordon Byron (1788-1824)


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CULTURA
22 settembre 2010
Ciò che conta...
«Se tracci col gesso una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi. Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perché non è pericoloso. Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l'aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi del mondo. Ciò che conta è tutto dentro di noi; da fuori nessuno ci può aiutare. Non essere in guerra con sé stessi, vivere d'amore e d'accordo con sé stessi: allora tutto diventa possibile. Non solo camminare su una fune, ma anche volare»

Hermann Hesse (1877-1962)

letteratura
17 settembre 2010
Lettere a un giovane poeta
«Il vostro stesso dubbio può diventare una cosa buona se voi l'educate: deve trasformarsi in strumento di conoscenza e di scelta. Domandategli, ogni volta ch'esso vorrebbe sciupare una cosa, perché trova questa cosa brutta. Esigete da lui delle prove. Osservatelo: lo troverete forse smarrito, e forse su una pista. Anzitutto non abdicate davanti a lui. Domandategli le sue ragioni. Cercate di mai mancarvi. Giorno verrà in cui questo distruttore sarà divenuto uno dei vostri migliori artigiani, il più intelligente forse di quelli che lavorano alla costruzione della vostra vita»

Lettera di Rainer Maria Rilke a Franz Xaver Kappus (Parigi, 26 dicembre 1908) in «Lettere a un giovane poeta»

CULTURA
15 settembre 2010
Pillole di saggezza 17
«A volte la saggezza più grande consiste nel non sapere o nel fingere di non sapere»

Baltasar Gracián y Morales (1601-1658)


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