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Idee "brillanti"

Mentre cazzeggiavo su facebook, ho realizzato di non avere tra i miei amici nessun compagno di classe delle superiori e allora ho avuto la "brillante" idea di fare una ricerchina su alcuni di loro, giusto per aggiornarmi un po'.

Ora ringraziando il fatto che non tutti sono degli assi con le impostazioni della privacy, con alcuni ho fatto una full immersion nelle loro attuali vite, altri un po' meno e mi sono reso conto del perché non ho chiesto loro l'amicizia, semplicemente perché una buona parte di loro mi stanno sullo stomaco e sì lo so che tra i contatti del mio io reale c'ho gente alle quali non affiderei neanche il mio peggior nemico e quindi potrei benissimo aggiungerli, però per il momento non sono ancora arrivato a questo livello di masochismo puro.

Ovvio che ciò dipende dal fatto che il più bravo della classe, quello su cui tutti avrebbero scommesso un futuro radioso certo, ha scelto un corso di laurea poco congeniale ma soprattutto ha avuto un brutto crollo psicofisico al suo primo anno universitario di cui ancora porta i segni piuttosto evidenti che ha condizionato di brutto tutto il resto della sua vita fino ad oggi.

Insomma lo so che la mia vita è un completo disastro e che ci sguazzo beatamente nel farmi del male, ma quel briciolo di orgoglio e di dignità residuali mi impediscono di riprendere dei contatti anche solo formali e ipocriti che potrebbero evidenziarmi ulteriormente i miei fallimenti: la mia autostima è troppo flebile per fare i conti con tutto ciò.

E poi su diciamoci la verità sono passati dieci/unidici anni, ma a me sembra che in realtà ne siano passati un paio, non so come dirlo mi sembre che ho sempre vent'anni e poi sarà stata la mancanza di serenità, il black out totale che ho vissuto che mi ha portato paradossalmente a non vivere per niente; ma tutto ciò come lo spieghi a qualcuno che ti ha conosciuto e che non ha visto l'abisso in cui sei sprofondato perché tu all'esterno recitavi la vita perfetta e mano mano che andava avanti la recita facevi terra bruciata e tagliavi i ponti perché non volevi che gli altri capissero che eri in preda ad un mostro che ti divora dall'interno e ogni giorno ti logora sempre più.

Paradossalmente è più facile raccontarlo a degli estranei per il semplice fatto che non c'è alcun motivo di censurarti proprio perché sono estranei e nel momento in cui decidi di aprirti puoi in ogni momento fuggire senza farti scrupoli.

Ecco allora è brutto dire che ho passato la mia adolescenza ad essere perfetto limitando al minimo le cazzate e comportandomi troppo da adulto giudizioso convinto che tutte le mie rinunce avrebbero portato a ricompense inimmaginabili, per poi ritrovarmi nei miei vent'anni a non riscuotere niente di tutto quanto sperato e a non avere per varie circostanze fortuite più i miei punti fermi, trovandomi ad affrontare contemporaneamente problemi che all'epoca erano troppi e tutti nello stesso momento.

Motivi per cui gli anni universitari sono stati (e lo sono ancora purtroppo) anni legati principalmente ad esperienze completamente negative e dolorose logicamente con momenti di schiarite alternati a momenti ancora più brutti.

Forse per questo ho difficoltà a chiudere il mio percorso universitario, proprio perché continuo a punirmi ciclicamente per non essere stato abbastanza forte da non soccombere e per avere scelto strade facili ma completamente inadatte a me e quindi per forza maggiore sbagliate.

Sto divagando come al solito e né ho intenzione di rileggermi e/o correggermi, comunque non posso fare a meno di pensare come amicizie e inimicizie eterne di fronte ad un social network si siano smaterializzate, fino ad arrivare a risvolti grotteschi che se me l'avessero detto quando frequentavo le superiori non ci avrei creduto minimamente.

In più gente che s'è laureata, che si è sposata, che ha avuto dei figli, invecchiata, gente che se n'è fatta di cotte e di crude diventati compagni di merenda, amici per la pelle che si odiano a morte... forse dentro c'è tanta ipocrisia o solo voglia di sbattere in faccia una felicità reale, presunta o di facciata che sia... non lo so, è strano! Più ci penso e credo che sia tutto uno scherzo.

Più ci penso e più non posso fare a meno di pensare di essere solo con me stesso sempre e ovunque anche in luoghi super affollati, anzi forse più che di solitudine dovrei parlare di estraneità: sì, forse ha ragione Camus e il suo straniero.

Sono uno straniero, un anormale in un mondo di normali alla ricerca dell'affermazione della sua anormalità che lo rende unico ed inimitabile sulla faccia della Terra. Sì, questo sono Io.

Pubblicato il 22/7/2010 alle 19.11 nella rubrica Diario.

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