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Chi si ferma è perduto



Sono così stanco che se smettessi di correre un po' crollerei in un batter d'occhio.
Se mi fermassi a riflettere sarebbe la fine.
Se tirassi le somme i conti non tornerebbero.
Ho bisogno di credere al castello di menzogne che sto costruendo, mattoncino dopo mattoncino, perché non sono sufficientemente forte.
1 + 1 non fa necessariamente 2: nel mio caso è sempre e solo 1.
Devo essere più egoista ed egocentrico perché sono 1.
È una faticaccia autoconvincersi che essere 1 è la cosa migliore che mi potesse capitare.
Mi devo abituare perché cosa potrei offrire in questa bolgia di "mercato" della vita dove si incontrano le domande e le offerte?
Su due piedi è spontaneo rispondere
niente!
Forse non è così, ma se come prima risposta mi viene in mente
niente, be' è più che ragionevole che il mio risultato sia sempre e solo 1.
Ho bisogno di nuovi stimoli, di nuove avventure.
Scappare non risolverà niente, ma servirà a prendere tempo che non ho, a ricaricare energie.
È buffo, ma l'altrui felicità mi ferisce perché accresce il baratro tra ciò che potrei avere e ciò che in realtà non ho e che probabilmente non avrò mai.
Più questo baratro si amplia e più mi perdo, più mi perdo più tralascio piccoli pezzi di me.
È un circolo vizioso dove non riesco a distinguere dove finisce il mio
IO reale e dove inizia il mio IO virtuale creato dalle aspettative e dalle attese degli altri nei miei confronti.
Non mi resta che continuare a recitare che tutto va bene, ormai sono talmente abituato che parto in automatico, credo sia la cosa che mi riesce meglio.
Ho paura di un altro black out, del cupo nero opprimente, e non so cosa fare.
 So solo che
devo correre per sfuggire al terreno che si sgretola sotto i mei piedi.
So solo che devo trovare in me la forza per reagire a tutta questa stanchezza, a tutto questo mal di vivere che mi stritola e che non mi fa andare avanti
.

Pubblicato il 3/11/2010 alle 11.6 nella rubrica Diario.

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