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La verità è che non gli piaci abbastanza



La verità è che non gli piaccio abbastanza ed è inutile girarci attorno. Disperatamente mi aggrappo con le unghie e con i denti ad una flebile speranza, piuttosto irrealizzabile, che diminuisce inesorabilmente col passare del tempo. La mia giornata è scandita da piccole speranze, puntualmente infrante, che in realtà si dovrebbero chiamare piccole ossessioni di una mente malata. Non esiste più un ieri, un oggi o un domani; ma esiste quel lasso di tempo che intercorre tra la sua ultima mail o il suo ultimo sms e i miei. Mi ritrovo ad elemosinare attenzioni, ad aspettare pazientemente un suo cenno di vita, sperando che si accorga di me. Insomma una cosa da sfigati cosmici. Cerco di autoconvincermi che ci sia ancora una speranza, una possibilità. Giustifico  e perdono tutto, dando la colpa al caso, alla sfortuna e a chicchessia, pur di non riconoscere la verità: ossia non gli piaccio abbastanza.
So di essere monotematico, di essere irrazionale, completamente folle, innamorato, ingenuo, ecc. insomma un Cazzone con la C maiuscola, ma non riesco a gestire tutto ciò con l'adeguato distacco. So che ci sono problemi peggiori e che ci sono una marea di pesci nel mare, ma niente. Non ci riesco. Questo silenzio mi tortura, mi annienta lentamente uccidendomi. A sprazzi ancora ho un po' di orgoglio, perché non mi va di essere sempre io a farmi vivo per primo e mi autoimpongo di non contattarlo in alcun modo; ma la tentazione è troppa, la mia forza di volontà è completamente inesistente. So già, ad esempio, che domani gli manderò una mail per trovare un po' di pace e per dare linfa alla mia speranza. Ho bisogno di lui. Non riesco ad associare al suo nome qualità negative che me lo facciano odiare, che me lo facciano cadere dal cuore. Mi lascio logorare dalla speranza e dall'attesa. Eppure in questo momento ho altri problemi più gravi da risolvere e paradossalmente altre cose più gravi per cui stare male. Invece no, ad esempio ho incassato senza batter ciglio la mancata giornata lavorativa di venerdì come al solito all'ultimo momento,  nonostante gli accordi presi in precedenza, con una cinquantina d'euro volatilizzati (va be' sicuramente mi sarei accontentato di una trentina d'euro perché vicino casa); invece faccio una tragedia per del silenzio, per un vuoto che mi assale e mi soffoca, perché in fondo non gli piaccio abbastanza.
Non si dovrebbe mai dire che si sente il bisogno di una persona, ma io ho assolutamente bisogno di lui più di tutto il resto, più dell'ossigeno e dell'acqua. Sento che lui è la persona giusta per me, così come sono io la persona giusta per lui, ma poi per una serie di circostanze e problemi vari ciò non basta.
Odio il mio cuore perché fa sempre di testa sua: non sarebbe più semplice dire peggio per te non sai che ti perdi, ti avrei reso l'uomo più felice dell'universo, alzare il dito medio  e sbattere "la porta"?
L'amore è irrazionale, io ora sono irrazionale. Sto cercando di soffocare ciò che provo, di imbrigliarlo e di provare a pensare più a me stesso, ma non riesco a vedere un futuro senza di lui. Sono completamente folle. Mi spremo il cervello cercando un modo giusto per farlo innamorare di me. Ma sono un emerito Cazzone, perché non so una mazza di come si fa.  Non c'è un modo giusto o uno sbagliato. Ci sto provando, ma non basta.
Ho adottato la strategia della semplicità e del cuore in mano, quella che io sono così senza né abbellimenti e né ghirigori di sorta, proprio perché voglio che mi ami per quello che sono con  i miei pregi e i miei difetti.
Niente! Non capisco se sbaglio e dove sbaglio. Non c'arrivo. Sono nel pallone più totale.
Vorrei avere il cuore duro come il diamante per infischiarmene di tutto, andando avanti come un caterpillar. Invece, niente.
Sono stanco di fingere che va tutto bene, quando non va bene un cazzo. Ormai sono così abituato a fingere che tutto vada così alla perfezione  e lo faccio talmente bene che  a volte non distinguo neanch'io dove si trova la sottile linea che divide, appunto, la finzione perfetta dalla realtà.
Ho un assoluto disperato bisogno di lui, del suo amore; venderei l'anima e tutto il resto per poter stare con lui, anche solo un'ora.
Sono patetico, anzi tremendamente patetico, tanto quanto mi sento solo. Sono più di trent'anni che mi sento dannatamente solo. Sapete che vuol dire sentirsi solo ogni dannato giorno della tua vita? Sapete che vuol dire vivere ogni dannato giorno nella speranza che quello sia il giorno  giusto in cui non mi sentirò più solo, perché avrò accanto qualcuno con cui condividere e costruire qualcosa? Aspetto e spero da una vita qualcosa e qualcuno che potrebbe non arrivare mai.
Non ce la faccio, non riesco a progettare un futuro per me perché non ha senso costruirmi una vita (im)perfetta in cui non farò altro che sentirmi fottutamente solo per tutto il resto del tempo che mi rimane da vivere. Non mi bastano più i sogni, le speranze, le attese; ho bisogno di una presenza che colmi tutti i vuoti, tutte le assenze. Ho bisogno di una presenza che mi permetta di affrontare ogni giorno, indipendentemente da quello che succederà sia nel bene che nel male, che mi faccia sentire vivo.
La mia presenza è lui, il mio piccolo raggio di sole, un'anima sola come me; che mi fa sentire vivo, i brividi e le farfalle nello stomaco, che mi dà la suspance di camminare sul filo nel vuoto con la certezza che se cado mi prende in braccio senza farmi cadere. Il problema è che  se non fossi io quello giusto per lui. Che devo fare? Sono confuso, stanco, solo e da solo il mio amore non basta.
Vorrei solo poter piangere per cazzi miei in assoluta solitudine mentre fuori piove, mandar via questo dolore che mi stritola. Invece no,  devo essere perfetto e sorridente perché è quello che tutti vogliono da me. Devo uscire, mangiare questa dannata pizza, ridere e far ridere, essere di compagnia anche oggi che non ne ho assolutamente voglia, soprattutto oggi perché così è la regola, perché questo è quello che ci si aspetta da me, che poi sorrida mentre intanto muoio dentro sono solo cazzi miei, così come è solo mio il fardello che non gli piaccio abbastanza.

Pubblicato il 30/4/2011 alle 16.2 nella rubrica Diario.

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